Uzbekistan

Lo Stato sterilizza le donne contro la loro volontà? Il governo nega, ma il danno è già fatto

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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Alzi la mano chi sa indicare l’Uzbekistan su una mappa del mondo. E’ un Paese residuato dell’Urss (da cui ha dichiarato la propria indipendenza nel dicembre del 1991), con capitale Tashkent, disteso di traverso nel bel mezzo dell’Asia Centrale, fra il Lago di Aral e le montagne dell’Afghanistan. Contrariamente a Georgia, Ucraina e Paesi Baltici, questo paese ex sovietico non ha mai conosciuto la democrazia, se non formalmente. E non ha nemmeno mai conosciuto altri presidenti all’infuori di Islam Karimov, leader del partito comunista locale, poi eletto presidente dopo l’indipendenza e rinnovato, di volta in volta, sino ad oggi. Sempre con un sospetto 88-92% dei voti. L’Uzbekistan è attualmente considerato uno dei Paesi meno liberi del mondo. Una dura repressione contro oppositori e commercianti, nella città di Andijon, nel 2005, ha contribuito a riaccendere l’attenzione dei governi occidentali su questa realtà dimenticata. Ma solo per poco tempo.

Se i maschi non vivono bene (soprattutto se si danno alla politica e non sono dalla parte di Karimov), le donne subiscono una doppia discriminazione: dalla famiglia e dal governo. Contrariamente a quanto avviene in molte altre repubbliche ex sovietiche, le possibilità di frequentare la scuola, lavorare e fare carriera, per una donna uzbeka, sono fortemente limitate. La prima causa è la famiglia. Tradizioni di clan e religione islamica (la più diffusa) non permettono alla donna di emanciparsi pienamente in questo Paese, che resta uno dei più poveri di tutta l’area ex sovietica. Secondo il centro di ricerca Ykbol, il 95% delle donne dipende dai maschi di famiglia in tutte le decisioni importanti, personali e lavorative. Un gradino sopra la famiglia ci sono i Comitati di Quartiere (la versione post-sovietica dei consigli degli anziani nel vicino Afghanistan) che spesso e volentieri limitano ulteriormente il potere decisionale delle donne. In caso di violenza domestica, poche donne hanno il coraggio di denunciare padre o marito alle autorità. In caso di lite fra moglie e marito, a giudicare sono spesso i Comitati di Quartiere, in modo extra-giudiziale.

Il governo, teoricamente, garantisce pari diritti a uomini e donne. Ma, secondo denunce di numerose Ong locali, dall’inizio del 2009, Tashkent avrebbe lanciato una campagna segreta per la sterilizzazione delle donne. Il ragionamento sarebbe questo: il Paese è il più popoloso dell’Asia Centrale, è poverissimo e dunque il governo, con mentalità dirigista, pensa di risolvere il problema riducendo la popolazione. La voce ha iniziato a dilagare e ha generato terrore. Pare che le operazioni avvengano all’insaputa della paziente, o dopo un’azione di raggiro (finte diagnosi di malattie all’utero). Il governo nega. Fonti locali affermano invece che sia stata fissata una quota di almeno 2 donne al mese da sterilizzare. Il medico che non la rispetta, può essere licenziato. Vera o non vera che sia questa pianificazione delle nascite, ha già prodotto il suo effetto drammatico: molte ragazze rifiutano di andare dal medico, anche se malate. 
Tag:  Uzbekistan, Asia Centrale, sterilizzazione forzata, donne, ex Urss

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