"Fatti più in là"

Ecco perché dire sì alle quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende

di Valentina Paternoster

Pubblicato martedi, 22 febbraio 2011

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In occasione della discussione di oggi al Senato della proposta di legge sulle quote nei cda, abbiamo intervistato Monica D'Ascenzo, giornalista e scrittrice sempre dalla parte delle donne, che ha pubblicato proprio qualche settimana fa il volume "Fatti più in là. Donne al vertice delle aziende: le QUOTE ROSA nei CDA". E speriamo, in questo modo, di alimentare un dibattito importante e interessante, in modo che sia il preludio di un cambiamento. Ma questo cambiamento, se non arriva dalle stanze dei bottoni, da dove deve arrivare, ci chiediamo?

"Fatti più in là": titolo originale ma con una sottile vena polemica. Ma allora, nei cda, c'è posto o non c'è posto per le donne?
Ad oggi il posto per le donne nei cda è proprio poco. Fra le società quotate contano solo per il 6,8% e nel complesso delle società quotate e non in Italia i rappresentanti femminili nei board sono il 14,4%. Di questo passo per arrivare ad un terzo, previsto dal disegno di legge Golfo-Mosca, ci vorrebbero almeno 40 anni.
 
Le quote vengono lette spesso come una legge a protezione di una minoranza. E' davvero così, soprattutto in quei paesi (Norvegia e Spagna) dove la legge c'è e viene applicata?
La diversity in Italia viene declinata ancora per genere: uomini e donne. in Norvegia, dove la legge sulle quote di genere è stata approvata nel 2006 e nel 2008 si è raggiunto il 40% nei board, si è già allo step successivo. La Confindustria norvegese ha lanciato un nuovo programma per la valorizzazione dei talenti degli immigrati a livello di management. Questa legge è quindi il primo passo per l'integrazione delle diversity.
 
Quali sono i maggiori talenti che l'economia, la politica, la cultura in questo momento stanno maggiormente sprecando, secondo te?
Le ragazze contano per il 60% dei laureati in Italia, mentre le donne sono solo il 20% dei manager. C'è qualcosa che non funziona tra la laurea e la carriera. Certo le quote non basteranno. E' necessario che cambi la cultura, che il governo preveda interventi a favore delle famiglie in modo che le donne non siano costrette a lasciare il lavoro alla prima maternità o quando si ammala un genitore. Resta il fatto che oltre il 50% di coloro che passano concorsi di avvocatura, magistratura e altre professioni, sono donne. Se fossero messi a concorso anche i posti da manager forse avremmo delle percentuali diverse. E questo la dice lunga su come funzionino ancora le carriere.
 
La legge, alla fine, ci sarà o non ci sarà, anche in Italia?
Siamo arrivati alla settimana decisiva. La proposta di legge arriva in aula al Senato e se sarà approvata senza emendamenti verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del mese successivo. Se ci saranno emendamenti tornerà alla Camera. Le parlamentari sono molto motivate e intendono farla approvare. Soprattutto perché nel panorama europeo siamo ormai un'eccezione. Anche la Gran Bretagna, da sempre di cultura basata sul merito, sta andando verso l'ipotesi quote di genere.
 
Fatti più in là.
Donne al vertice delle aziende: le QUOTE ROSA nei CDA
Monica D'Ascenzo
Il Sole 24 Ore
2011, pp. 160
Euro 18
Tag:  diversity, pari opportunità, quote, cda, Norvegia, Spagna, Gran Bretagna

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