Body Shopping. Appena ho 18 anni mi rifaccio

Riflettendo sul docufilm riguardante i ritocchini, scritto da Cristina Sivieri Tagliabue e diretto da Daniela Robecchi

di Eleonora Panella

Pubblicato martedi, 24 luglio 2012

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Mi rifaccio? Magari un “fillerino”, solo una terza di reggiseno. Dal mio MINI-canto, avrei dato una fortuna per un intervento ai confini della realtà, per allungarmi. “Chissà come sarebbe stata diversa la mia vita”, pensavo alcuni anni fa… Poi ho capito che:
1) la scienza ancora non arriva a tanto.
2) ok non sarò una topona, ma 'in fondo so’ simpatica'!

Se ci basiamo sul gusto maschile fra i 20-70 anni in pratica l’80% delle donne normali si dovrebbe sparare, ma poi realizzi che non devi essere un oggetto del desiderio per un essere di sesso opposto che dopo tre mesi di convivenza e con le prime afe “si spiaggia” sul divano in slip per vedere la finale dell’europeo e tanto meno basarti sull’ideale di bellezza che ci bombarda su ogni mezzo mediatico; hai 30 anni e Vogue non ti chiamerà mai. PAZIENZA.

A diciotto anni forse ancora ci speri… Speri, che siccome sculettare in tv è molto, ma molto più remunerativo di fare la biologa se mamma e papà pagano, un “ritocchino” ti aprirà le porte dello show business…

Quindi, quando ho letto del documentario scritto da Cristina Sivieri Tagliabue e diretto da Daniela Robecchi, in concorso Festival Giffoni 2012: "Body Shopping - Appena ho 18 anni mi rifaccio", sono rimasta incuriosita dalla trama. Cristina Silvieri Tagliabue segue la vicenda di Carla (Carla’ per il suo chirurgo plastico - per illuderla di poter essere come la Bruni), diciottenne pugliese che vuole diventare un’attrice cinematografica e convince i genitori a pagarle un intervento di chirurgia plastica per poter rispondere ai dettami dello spettacolo.  Scopro che in Italia esistono oltre 1000 interventi di chirurgia plastica sulle minorenni, ma che per fortuna dal maggio scorso esiste una legge che vieta gli interventi sulle under 18. Ovviamente si potrebbe ribattere che il corpo di una donna è solo suo e quindi può farci quello che più preferisce, soprattutto se maggiorenne, ma almeno lasciamole in pace di vivere la propria adolescenza senza stress e traumi operatori non necessari. L’autrice del documentario si sottopone in prima persona a un tour de force chirurgico per vedere quali sarebbero le sue parti da resettare, scoprendo che i medici possono essere creature diaboliche…

Il progetto da cui nasce il documentario è un prodotto di Non chiederci parola, una casa di produzione che punta l’obiettivo sul mondo femminile in maniera attenta, ma allo stesso tempo ironica e originale. Il progetto nasce nel marzo 2008 ed è un altro esempio di come non solo le donne possono reinventarsi fuori dalle mura standard di un ufficio ma possano aiutare altre donne nelle loro problematiche quotidiane, più o meno grandi.
Tag:  Non chiederci parola, Cristina Sivieri Tagliabue, Daniela Robecchi, Festival Giffoni 2012, Body Shopping

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