Donne 2.0

Francesca Sanzo è una delle ideatrici, insieme a Silvia Cavalieri e a Stefano Castelli, del progetto e “contenitore di genere” sul web Donne Pensanti. A dimostrazione che non tutte e tutti sono d’accordo con la mercificazione del corpo attuato da media e politica, ma che anzi le donne sono un bacino di potenzialità da sfruttare. Intanto l’imperativo è: resistere.

di Valentina Paternoster

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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Donne pensanti Resistenza attiva. La scelta di questo nome è un contrasto molto forte rispetto all’immagine della donna stigmatizzata dai media. Lo stesso vale per la pagina sul vostro blog “Non è perché siamo brutte”. Donne che pensano e che non sono brutte. Ma chi sono queste donne?
Il nome è ovviamente provocatorio. Tutte le donne sono pensanti, solo che alcune cedono al modello che ci vuole prima di tutto corpo e poi pensiero. “Non è perché siamo brutte” vuole rispondere ai tanti che incasellano certe operazioni in una logica (che fa sempre parte del medesimo modello) per cui solo le donne brutte accampano diritti di pensiero. Le persone che fanno parte di questo progetto (uomini e donne), lo fanno principalmente per non rimanere in silenzio di fronte a una grave emergenza culturale del nostro Paese che è la percezione del femminile.
La vostra evoluzione è duplice: sul web e nella vita reale. Come funziona l’incastro? Cosa prevale? Funzionano gli incontri virtuali tra donne reali?
Donne Pensanti nasce sul web ma vuole superare l’empasse che vivono molti progetti in Rete e cioè di autodefinirsi totalmente nel virtuale, senza influire sulla vita reale. Come blogger e donna che lavora con il web ho sempre la percezione che un forte movimento di dissenso a certi eventi, a una certa sottocultura che sta prendendo piede, si muova. Poi mi accorgo che è così ma spesso rimane solo in Rete. Con Silvia Cavalieri e Stefano Castelli, che insieme a me hanno fondato il progetto, ci siamo dati l’obiettivo di usare la Rete e tutte le sue potenzialità di condivisione e capillarità per arrivare al Reale. Perché sono le persone che non frequentano attivamente la Rete (maggioranza in Italia) a fare massa critica e se non arriviamo nelle città e nella vita di tutti i giorni, il nostro sdegno, la nostra voglia di proporre alternative, si limiterà a un discorso autoreferenziale tra persone che queste cose le sanno già.
Come sono oggi le donne pensanti 2.0? Di cosa si occupano, di cosa scrivono, quali sogni hanno nel cassetto?
Le donne pensanti 2.0 sono tante e penso che ognuna di loro abbia un modo assolutamente personale di essere donna. Le partecipanti al progetto sono prevalentemente donne tra i 20 e i 50 anni, con una cultura medio-alta e che credono ancora nella partecipazione politica tra le persone: in una politica civile che coinvolge ed è fatta dalle persone, nelle città, nelle discussioni tra amici, con rispetto e lucidità. Molte di noi hanno alle spalle storie complicate e attualmente si sentono completamente svilite dal modello univoco che viene proposto, sui giornali, in televisione e dalla cronaca politica italiana.
Quali sono le iniziative che avete messo in campo?
La prima iniziativa si chiama: Testimonia il femminile: narr-azioni. Molte persone (uomini e donne) ci hanno inviato un articolo, racconto, testimonianza su un modo proprio o altrui di essere donna. Le testimonianze vengono raccolte e pubblicate prima su un blog aperto ad hoc, http://donnepensanti.wordpress.com, e poi verranno pubblicate in un libro che editeremo noi grazie a un sito di self publishing (qui si fa tutto a costo zero!), in Rete. Il libro verrà presentato durante reading, serate in vari luoghi delle città (pensiamo anche di portarlo nei parchi, nei pub e ovunque si possa incontrare anche gente non necessariamente lì per l’evento) e con i fondi raccolti promuoveremo altre iniziative, come ad esempio la produzione di messaggi “pubblicitari” che contengano slogan provocatori e che spostino il punto di vista.
Le iniziative sono comunque in continua evoluzione: stiamo fondando gruppi territoriali per ogni città e auspichiamo che appena raggiunta la soglia critica, ogni città possa organizzarsi in maniera coordinata e condivisa ma autonoma.
Sul social network (http://donnepensanti.ning.com) abbiamo aperto una “banca delle competenze” dove ciascuno mette le proprie competenze a favore del progetto. In questo modo, per esempio, abbiamo già un’illustratrice e una grafica che si sono rese disponibili a personalizzare la copertina del nostro libro.
Il vostro sito evidenzia bene come nel nostro paese sia in corso una vera e propria emergenza di genere. Secondo voi, quali potrebbero essere le soluzioni da adottare? Le donne devono prendere posizione? E se sì, dove e da che parte?
Tutti dobbiamo prendere posizione: donne e uomini. L’emergenza di genere che hai evidenziato esiste, ma non riguarda solo le donne. Si tratta di una vera e propria emergenza culturale e tutti dovremmo occuparcene, tenere alto lo spirito critico.
Bisogna iniziare nel quotidiano, boicottando marche che ledono l’immagine femminile con pubblicità svilenti o offensive, bisogna continuare guardando la televisione insieme ai nostri figli (così come spiega benissimo Lorella Zanardo de “Il corpo delle donne”) e sottolineando i passaggi in cui il corpo delle donne viene consumato e leso nella sua individualità per rispondere a un presunto immaginario collettivo e cominciare a proporre alternative.
Ma soprattutto, le donne devono smettere di credersi monadi rispetto alle altre donne: l’inadeguatezza al nostro ruolo rispetto a questo immaginario, ma anche a quello che ci vuole madri, mogli e professioniste perfette ci sta portando via uno strumento importante che abbiamo e che è la “sorellanza”.
La parola “Femminismo” ad oggi è scomoda. Ma siamo sicuri che sia obsoleta o è necessaria una nuova forma di femminismo? Il revanschismo femminista, se possibile, quali caratteristiche dovrebbe avere?
E’ imprescindibile essere grate al femminismo: molti diritti che fino a 40 anni fa erano alienati alle donne, oggi li diamo per scontati.
Nel 2010 però bisogna partire da presupposti diversi: non strettamente di genere, non strettamente con sopra un’etichetta.
La questione femminile è una questione di tutti. Donne Pensanti parte da qui, dalle persone. Gli uomini non sono dei nemici ma anzi è in loro che dobbiamo cercare i migliori alleati, perché l’unico modo per non essere trattate e trattarci come carne da macello è quello di procedere a un cambiamento collettivo di percezione.
L’individualismo del nostro mondo contemporaneo ha distrutto un po’ la voglia di essere comunità e ci ha resi tutti homo homini lupus. Molte voci internazionali si alzano e affermano che la soluzione sono le donne. Quale può essere il modo, dunque, per poter incrinare quello che la prof. Saraceno ha recentemente definito il “monopolio maschile” e, aggiungo io, questo sistema gerontocratico imperante tutta italiano?
La proposta che fanno le donne pensanti è semplice: le tecnologie oggi mettono a disposizione risorse impensabili fino a poco tempo fa, valorizzano i contributi personali in ottica di condivisione collettiva, facilitano le relazioni internazionali (ma anche quelle con i propri vicini) e possono diventare strumento di politica partecipata. Usiamo questi strumenti e non solo per lo svago. Frequentiamo la Rete, rendiamoci conto che non siamo i soli a provare e sentire certe necessità e che il nostro modo di essere donne non è guasto o inadeguato. Siamo tutte nella stessa barca e allora saliamo sulla barca insieme e cominciamo a remare.
Il web sono i remi, ma le braccia le dobbiamo mettere noi nel mondo che viviamo tutti i giorni. Solo offrendo uno sguardo critico a chi ha abdicato possiamo sperare in un cambiamento di rotta. E se tutti prenderemo una nuova rotta, cambierà anche la corrente e si porterà via tutto ciò che corrode il nostro Paese. In sintesi facciamo una nuova resistenza propositiva: resistenza attiva 2.0

Ulteriori informazioni sono reperibili su: www.donnepensanti.net www.donnepensanti.ning.com www.donnepensanti.wordpress.com


Tag:  donne pensanti, femminismo, narr-azioni, cultura, genere

Commenti

18-05-2010 - 18:17:00 - anonimo
bravi
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