Donne nei CDA: approvazione avvenuta!

L’Italia si adegua al modello europeo, Alessia Mosca, parlamentare PD e promotrice-autrice della legge, insieme a Lella Golfo (PDL), ci spiega perché in questa intervista.

di Sara Avesani

Pubblicato lunedi, 11 aprile 2011

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Alessia Mosca, parlamentare PD
Il 9 marzo 2011, dopo un breve intoppo, il Senato ha dato via libera al disegno di legge che imporrà ai CDA e agli organi di controllo delle società quotate, un quinto dei posti alle donne (a partire dal 2012) e un terzo a partire dal 2015. “Secondo uno studio di McKinsey-Cerved anche in Italia le imprese (quotate e non) con almeno il 20% di donne nel top management hanno ottenuto nel triennio 2007-2009 una redditività superiore alla media. Questo è quindi il punto di partenza su cui bisogna riflettere per far sì che la società e il mondo del lavoro non siano più solo a misura di uomini”.


Alessia, ti ritieni soddisfatta? Il tuo ruolo è stato fondamentale, quanto impegno c'è dietro questo disegno di legge e quanto lavoro di squadra al femminile c’è stato?
Sono assolutamente soddisfatta. Ritengo infatti questa legge - per la cui approvazione mi sono spesa con tutte le mie forze - come un traguardo fondamentale per voltare finalmente pagina. Sarà infatti possibile un cambio di rotta che permetterà alle donne di mettere le proprie competenze e professionalità a disposizione del paese. Questo successo, favorito dal sostegno di numerosi parlamentari di entrambi i gruppi, ha anche dimostrato che è possibile la collaborazione tra donne, pur appartenenti a diversi schieramenti politici, su una tematica che riguarda tutti.

L'introduzione delle quote di genere nei CDA è il segnale che forse, anche l'Italia si sta muovendo nella giusta direzione. Ci stiamo allineando agli standard europei, in primis al modello norvegese?
Questa legge rappresenta un primo passo per portare l’Italia al livello degli altri paesi europei in tematiche di genere. Infatti la stessa Unione Europea ha esortato gli stati membri a promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese. La Norvegia rappresenta sicuramente un modello cui ispirarsi visto che in questo paese una legge di questo tipo esiste già da anni e la quota rosa è fissata al 40%. Ma dovremmo in genere osservare anche gli altri paesi europei che hanno fatto grandi passi in avanti in questi anni su questo tema cercando di non restare indietro. 

Perché, secondo te, in Italia è sempre difficile pensare ad una concreta modernizzazione del ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Sembra che i meriti professionali vengano riconosciuti solo a parole: le donne non raggiungono quasi mai posizioni apicali. Quale svolta deve essere compiuta per riformare le basi culturali e sociali che ci tengono legate ad un ruolo ormai sorpassato e non più sostenibile?
Purtroppo il mondo dell’economia e del lavoro, ma anche i criteri di selezione e di accesso alle cariche, sono ancora fortemente maschili. Per operare una reale svolta bisognerebbe rendersi conto del valore aggiunto che le donne potrebbero portare al nostro paese se messe in grado di accedere a posizioni di responsabilità e dare il loro contributo. Ad esempio, studi internazionali hanno dimostrato che la presenza delle donne nei Cda migliora le performance delle aziende. E i risultati migliorano ulteriormente se l’amministratore delegato della società è donna. Occorre rendersi conto che nell’economia, nella politica, ma anche nella società in genere, si potrebbero fare notevoli progressi dando alle donne una possibilità. E la legge sulle quote di genere è già un passo in avanti in questa direzione.

Semplicemente: "perché si alle quote rosa"?
A tutte noi piacerebbe non dover usare questo estremo rimedio. Ma purtroppo, allo stato attuale, tentate tutte le vie, abbiamo capito che la meritocrazia in questo Paese non è garantita. La bravura da sola non è sufficiente per avere pari opportunità. Sì alle quote rosa allora, perché si tratta di una legge necessaria per spezzare questo gioco che ci tiene prigioniere e un immobilismo di alcuni luoghi del potere che tendono solo a conservare se stessi. E sì anche perché è uno spreco enorme, per il nostro paese, lasciar morire l'immenso patrimonio, produttivo e intellettuale, rappresentato dal genere femminile.

C'è un grande fermento e voglia di riconoscimento da parte delle donne, partendo da "se non ora quando" alle manifestazioni per la festa della donna dell'otto marzo, celebrata con iniziative ricche di significato in moltissime piazze italiane, alle numerosissime iniziative che si susseguono sul web. Sembra che finalmente ci sia una rinnovata presa di coscienza dell’essere donna. Nel tuo ruolo, cosa vorresti fare concretamente per convogliare tutta questa energia in politiche a sostegno della donna e condivise trasversalmente?
I recenti avvenimenti dimostrano la grande voglia di rinnovamento che unisce tutte le donne. Si tratta di un’energia che mi piacerebbe convogliare sulla creazione di un nuovo, reale welfare per ciascun individuo e per le famiglie. Ossia, su delle misure volte a favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia, attraverso, per esempio, la modulazione e la flessibilità dell’orario di lavoro o un maggior ricorso al telelavoro o al part-time. La maternità rappresenta infatti ancora un momento nella vita delle donne che non solo ostacola la carriera ma rende anche difficile, in alcuni casi, il mantenimento della propria occupazione. Le inefficienze del welfare costringono, infatti, una donna su cinque a lasciare il lavoro dopo la maternità. Per questo ho avanzato una proposta di legge sui congedi di paternità. Il testo, ora in discussione alla Camera, sostituisce l’attuale modello basato sulla facoltà di astensione dal lavoro per i papà, con l’obbligo di farlo per quattro giorni contestuali alla nascita dei figli. La soluzione permetterebbe di favorire la condivisione delle responsabilità tra i due genitori in una fase delicata e molto importante della vita familiare. Un’ulteriore misura che vorrei promuovere è quella per aumentare il numero di asili nido, visto che i posti attuali bastano a coprire appena l’11% dei bambini tra zero e tre anni, contro il 40% della Francia e il 50% della Norvegia.
Tag:  Alessia Mosca, quote rosa, Cda, Norvegia, Welfare, se non ora quando, Unione Europea

Commenti

11-04-2011 - 17:54:33 - luca
Non è un successo. Una donna dovrebbe sedere dove conta esserci per puro merito non per criteri da riserva indiana. Si doverebbe combattere per una "quota merito" non per altro. Combattere le storture con storture ancora più evidenti è la via più rapida e ripida per cristallizare lo status quo. Tutte, meritevoli e non, saranno giudicate sulla base del demerito di tante che accederanno alla riserva per altri meriti... magari sono delle eccellenti igieniste dentali, che so, o delle perfette nipoti di plastificate signore della politica al potere
11-04-2011 - 20:53:17 - Giada
Ho delle riserve sull'introduzione delle quote rosa. Credo che si tratti di un'arma a doppio taglio: se da una parte tutela chi è capace ma è stata messa da parte (spesso a causa della maternità), dall'altra può diventare causa di favoritismi forzati, senza meriti reali. Approvo totalmente, invece, le iniziative della Mosca per aumentare il numero di asili nido e sul congedo di paternità.
12-04-2011 - 09:05:34 - emiliano
w le nuove generazioni che si impegnano in politica!
26-05-2011 - 19:58:00 - paterò
ma se non ora... quando? quando sarà il momento delle donne di talento negli alti scranni dell'economia e della politica?
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