Homo homini speculum

Maschile Plurale: un’occasione per riflette sull'identità maschile e sulle relazioni fra i generi

di Claudia Clerici

Pubblicato mercoledì, 21 luglio 2010

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Sogno o son desta? Un sito di “uomini impegnati”? La mia perplessità mista a gioia lasciano emergere quanto sia condizionata dai pregiudizi e nasce in me la curiosità di capire come mai questi uomini abbiamo una marcia in più rispetto a quello che solitamente è l’immaginario comune femminile sull'altro sesso.

Alessio Miceli, presidente dell’Associazione MaschilePlurale, mi aiuta a far luce su questo mistero e mi racconta della nascita di questa esperienza. “Con una metafora, si potrebbe dire che MaschilePlurale sia nata da uno stupro. Fu quello di piazza Dei Massimi a Roma, oltre vent'anni fa. Un fatto che colpì molto l’opinione pubblica perché avvenne nel centro di Roma ad opera di ragazzi ‘perbene’.” (1)
Un fatto così sconvolgente, avvenuto in un contesto di “normalità” e non di “devianza”, ha determinato una prima presa di posizione contro la violenza sulle donne, dalla quale si sono sviluppati piccoli gruppi di uomini in molte regioni d’Italia. Gruppi che sono successivamente entrati in una dimensione di rete sia tra di loro, sia con vari ambienti di donne, tanto che nel settembre 2006 questa rete ha prodotto il primo appello di uomini in Italia nel quale si chiedeva ad altri uomini di prendere posizione contro la violenza sulle donne.

Il sito e l’Associazione Nazionale MaschilePlurale nascono in un secondo momento, nel 2007, con l’obiettivo di favorire la comunicazione pubblica e gli scambi tra le diverse esperienze locali. Si definisce così un arcipelago in movimento di gruppi e di singoli uomini con età, storie, attività e origini diverse, ma accomunati da anni di riflessioni e pratiche di ridefinizione dell'identità maschile.
“Devo dire però, in prima persona – continua Alessio Miceli – che l’anima che io trovo in MaschilePlurale non è tanto quella di nuovi saperi o servizi (pure importanti), quanto una profonda radice relazionale come misura delle nostre azioni. E’ un tessuto di relazioni tra noi uomini e con le donne, un equilibrio peraltro instabile e sempre da rifare, che tuttavia può trasformare l’esistente, che si tratti di sessualità, di lavoro, di cura, di politica, di famiglie, di socialità e così via. Questo implica una rivoluzione, nel nostro mondo maschile, del rapporto con la libertà femminile e con il potere”.

Addentrandomi sempre più in questa realtà davvero intrigante mi sembra che la sua natura sia essenzialmente telematica e mi chiedo come mai sia nata l’esigenza di fondare un’associazione nazionale, essendo i gruppi locali geograficamente così distanti e nati in momenti così differenti, da abbracciare addirittura l’arco di un decennio.
“L’esigenza di fondare l’associazione nazionale, a partire dai diversi gruppi locali, è nata innanzitutto dalle relazioni tra alcuni di questi uomini che si sono incontrati in diverse occasioni pubbliche e che hanno scoperto, assieme alle loro differenze, la loro traccia comune: un lavoro su di sé e sulla propria mascolinità, anche di fronte alla nuova libertà delle donne (vissuta come opportunità, anziché come minaccia). Dunque l’associazione è molto di più del suo sito (strumento molto utile, ma che rimane uno strumento): è un tentativo di trasformazione politica, di promuovere un salto di coscienza maschile, a partire da sé e dalle proprie relazioni sessuate”.

Sto iniziando a capire questa realtà e ne sono sempre più incuriosita, così mi fermo a leggere il blog: quale stupore di fronte ad alcuni atteggiamenti di critica o perfino attacco e mi chiedo come sia possibile trasformare la normale frustrazione, derivante dalla lettura di certi commenti, in energia positiva per proseguire nei propri progetti. Ancora una volta mi sembra che le parole del Presidente non tradiscano rancore.
“Ognuno mostra quello che ha e ciò di cui si nutre. Certo, come uomini bisogna avere dei buoni motivi per rinunciare a dei vantaggi storici e ad uno status di potere sulle proprie donne di riferimento e forse è proprio questo che giace sotto molti commenti avvelenati: un senso di fragilità e di rivalsa di uomini che si sentono attaccati e minacciati dalle donne e da quegli uomini che confliggono con la tradizione patriarcale maschile.”

MaschilePlurale
ha scelto di non nascondersi, bensì di svelarsi con la volontà di non occultare le storie e le specificità di ciascuno, “lasciando che oltre alla condivisione dei valori fondamentali, si esprimano le differenze di percorsi, di cultura, di generazioni, di orientamenti sessuali e di individualità che fanno sì che nessuno cerchi di ridurre ad una sintesi l’intero ventaglio della maschilità, che è appunto plurale.”

(1) Stefano Ciccone, Il corpo dell’uomo, in "Una città", n. agosto 2008


Tag:  MaschilePlurale, violenza contro le donne, Stefano Ciccone, potere, stupro

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