Il porno e il corpo delle donne

Porno e filosofia a confronto

di Valentina Paternoster

Pubblicato lunedi, 5 luglio 2010

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Pornosofia, il libro di Stefano Regazzoni che tanto ha fatto discutere nei mesi scorsi, complice anche una mossa mancina dell'Università Cattolica di Milano dove il ricercatore insegna, si pone come un libello pronto a riflettere sulle posizioni delle filosofe e dei filosofi che hanno avuto il coraggio di scrivere di porno.
Pare infatti il tema essere assai scomodo anche per studiosi alle prese con ideologie più o meno moderne e da scardinare, confutare, ridiscutere. Insomma, il porno appare come tematica difficile e controversa per un motivo semplice: l'uso e l'abuso del corpo (della donna).

Regazzoni però fa un passo ulteriore. Cito la sua definizione di pornografia: "Il pop porno come fiction che incorpora in sé il reale dell'atto sessuale non mostra dei soggetti che fanno sesso davanti a una telecamera, bensì mette in opera un processo di trasformazione, una metamorfosi dei soggetti: la de-gradazione dei soggetti intesa come procedere dei soggetti verso il grado zero della soggettività".

Volutamente slegato, dunque, da tutte le ideologie parla di una "carnalità dei corpi" che emerge e che, di conseguenza, lascia che il soggetto passi in secondo piano: non ci sono donne o uomini, ma corpi carnali che consumano un atto sessuale.
La conclusione di Regazzoni lascia stupiti e attoniti. "Un'epifania!" pensiamo. Ripercorrendo, invece, il discorso sorprendente del filosofo, tutto torna: le posizioni contrastanti di femministe e anti-femministe, posizioni più aperte contro pensieri articolati fermamente contrari al porno, passando poi per le parole vere di una pornodiva e per una ricerca meticolosa sul campo (a vedere il fior fiore della produzione cinematografica vietata ai minori di 18 anni). E, alla fine, Regazzoni si pronuncia.

Partendo dal libro però vale la pena andare oltre. La pornografia è argomento scottante per un'Italia puritana di facciata. Però ci ritroviamo immagini gigantesche di una bella donzella in bikini blu, con sguardo ammiccante e capelli al vento, che campeggiano su tutti i cartelloni pubblicitari delle nostre città. Esageriamo se parliamo di pop porno che ha invaso il campo del "vietato ai minorenni" ed è diventato il pane quotidiano dell'italiano medio?

Il legame a questo punto sembra abbastanza chiaro: la "decostruzione del soggetto" è già avvenuta ed è il punto di partenza della maggior parte delle campagne pubblicitarie italiane. Solamente italiane. Perché, come ricordava Kalle, cantante degli Hellsongs in mini tour in Italia, la Svezia ha un codice etico da rispettare e una legge che punisce.
In Italia cosa aspettiamo?


"Pornosofia. Filosofia del pop porno"
2010, Ponte alle Grazie
pp. 164 € 14,00


Tag:  pornosofia, Stefano Regazzoni, Università Cattolica, Hellsongs, donne

Commenti

09-10-2010 - 11:15:30 - cammello illustrato
Cosa aspettiamo a fare cosa? Ad aumentare ancora il "sorvegliare e punire"? Bella prospettiva...
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