La Milano delle donne

Cosa vorremmo che facesse il sindaco per una città più Rosa Shokking

di La Redazione

Pubblicato lunedi, 30 maggio 2011

Rating: 4.9 Voti: 9
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
 
 
Autrici: Stefania Boleso, Valentina Paternoster

A Milano vivono più di 1,3 milioni di persone, quasi 700.000 sono donne (52,5%, Istat 2010), di queste il 30% ha tra i 20 e i 45 anni e un altrettanto 30% ha più di 60 anni.
Questi sono i pochi, ma fondamentali, dati da cui partire per poter ragionare al meglio su politiche ad hoc per le donne di Milano.

LAVORO E CONCILIAZIONE

Le donne a Milano hanno 1.29 figli a testa, l’età media della prima maternità si sposta a 33.5 anni (dato del 2007. Dieci anni prima era 31.7), idem per l’età in cui si contrae matrimonio.
Significa che la maggior parte delle donne (l’82% secondo dati statistici relativi alle donne tra 25 e 44 a Milano), dopo aver studiato, essersi diplomata o laureata, aver trovato una posizione lavorativa soddisfacente, pensa a matrimonio o convivenza e alla sopravvivenza della specie.
Milano ha raggiunto la quota di copertura di posti all’asilo nido (stabilita da Lisbona al 33%) solo grazie all’apporto dei nidi privati. Permangono però i problemi relativi al peso economico che questi servizi, pubblici o privati, hanno sul bilancio familiare, oltre al fatto che le strutture ora presenti mancano di flessibilità: poche le strutture che operano tutto il giorno, ancor meno quelle che vanno incontro alla richiesta di genitori con lavoro su turni. Le richieste dunque sono duplici: più servizi meno onerosi. Come?

-   Estensione sul territorio di nidi, micronidi e tagesmutter: il Comune incentivi e usufruisca egli stesso dei fondi stanziati dalla legge 53/2000 sulla conciliazione. Le aziende possono inoltre finanziare i servizi alla famiglia, usufruendo della medesima legge per la creazione di nidi aziendali e di servizi tagermutter nei pressi delle proprie sedi (progetti co-finanziati da: fondi statali ed europei – legge 53/2000, dalle aziende stesse che possono usufruire dl sistema di sgravi fiscali, e dai lavoratori fruitori del servizio).
-   Asili nido a partnership: le aziende produttrici di materiale notoriamente utilizzato negli asili nido (giochi, pennarelli e pastelli, lettini e cuscini, etc) possono sponsorizzare una struttura pubblica o privata donando materiale (es. cancelleria). L’asilo nido non paga e l’azienda ne ha un ritorno di immagine. Non solo, ma le rette scenderebbero, perché il materiale non viene più acquistato.
-   Creazione di un albo per baby sitter e tagesmutter con uno sportello apposito online sempre consultabile e sempre aggiornato. Ad oggi tra i genitori funziona il passaparola, a testimoniare che l’esigenza c’è ma manca lo strumento: creiamolo e, soprattutto, pubblicizziamolo.
-   Creazione del registro delle unioni civili, in grado di tutelare al meglio i figli delle coppie conviventi così come accade per i figli nati da unioni legalmente riconosciute. La parificazione ha sicure ripercussioni sula distribuzione sia dei sussidi sia nelle liste di assegnazione dei posti in asili nido e scuole d’infanzia comunali.

Sono numerose le donne che, alla nascita del primo figlio, lasciano, o meglio, sono costrette a lasciare, il lavoro: dati di una recente ricerca di ManagerItalia parlano del 27% su media nazionale. Il Comune dunque può e deve:

-   Supportare tutti quei progetti, pubblici e privati, che contribuiscono al reinserimento delle donne nel mondo del lavoro (come il progetto “Donne@Work” voluto da Assintel e Camera di Commercio di Milano).
-   Inserire il sistema “bollino di qualità” premiante per le aziende virtuose con le donne (i parametri possibili di utilizzo sono: numero delle dipendenti con famiglia, numero dirigenti donne, uso di incentivi per part time e telelavoro, redazione del bilancio sociale e di genere). Questo attestato deve influenzare positivamente le aziende virtuose che partecipano a gare pubbliche. Si pensi, infine, a un albo delle aziende virtuose, periodicamente aggiornato e pubblicizzato.
 

DEMOCRAZIA PARITARIA E ASSOCIAZIONISMO

Le donne sono il tessuto sociale del volontariato e dell’associazionismo milanese, anche in conseguenza del fatto che il numero di donne sopra i 60 anni non coniugate è maggiore del numero delle coniugate: le associazioni e il volontariato sono dunque anche un modo fai-da-te per combattere la solitudine e rendersi e sentirsi utili.
I dati dimostrano che non è vero che le donne in politica sono poche, semplicemente non amministrano il potere, ma amministrano al meglio il proprio ruolo al servizio della società.
Affinché le donne abbiano un ruolo decisionale centrale, le richieste sono:

-   Vicesindaco donna.
-   Applicazione piena dei principi di democrazia paritaria ben esplicitati anche nello statuto della Regione Lombardia. Il 50% dei posti vada alle donne non solo in lista, ma anche e soprattutto in giunta, con assegnazione di assessorati in ruoli chiave (come bilancio, attività produttive, politiche del lavoro, trasporti).
-   Costituzione della Consulta delle Associazioni Femminili, da consultare periodicamente e su temi sensibili (come integrazione, scuola ed educazione) in quanto in grado di percepire al meglio gli umori della città.

 

STEREOTIPI E VIOLENZA CONTRO LE DONNE
 

Sono temi delicati a cui molte donne e associazioni dedicano la propria attenzione.

Il Comune deve supportare le iniziative dedicate alle donne e contribuire al dibattito sull’uso stereotipato dell’immagine della donna con:

-   L’organizzazione di corsi nelle scuole, a partire dalle elementari puntando al coinvolgimento in prima persona dei comitati dei genitori e degli insegnanti.
-   Regole chiare per l’uso degli spazi comunali adibiti alla cartellonistica pubblicitaria che censurino l’uso stereotipato dell’immagine della donna.

In materia di violenza contro le donne, il Comune deve attuare politiche per:
-   Il supporto continuativo al lavoro quotidiano da parte delle associazioni che si occupano di violenza contro le donne. Il supporto deve essere soprattutto di tipo economico, per il mantenimento delle strutture e l’ampliamento dell’opera di educazione portata avanti dalla Casa delle donne maltrattate di Milano.
-   Il supporto organizzativo ed economico per i consultori laici e pubblici, punti d’incontro e di aiuto soprattutto per le donne immigrate e con disagio sociale.

Augurandole buon lavoro, caro Sindaco, rinnoviamo la nostra piena disponibilità a un dialogo alla pari: alzi pure la mano, e noi le risponderemo!

Tag:  Milano, elezioni, donne, violenza, pubblicità, democrazia paritaria

Commenti

18-08-2011 - 10:29:30 - killighan
ambizioso. ma se po' fa'???
Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni