La fine degli uomini e donne al potere?

Le donne di oggi sono meglio rappresentate da Demi Moore, sposata ad un ragazzo di 24 anni più giovane di lei, o sono più Desparate Housewives?

di Silvia Menini

Pubblicato lunedi, 12 luglio 2010

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È davvero la fine dell’era del maschilismo? Hanna Rosin ne è convinta e affronta questa tematica in una lunga argomentazione su come la mascolinità sia ormai in crisi sulla rivista Atlantic che le ha dedicato l’intera copertina, creando anche non poche polemiche.
Le statistiche le danno conferma: le donne performano meglio degli uomini a scuola, al lavoro e a casa e l’economia globale sta sempre più preferendo e agevolando caratteristiche tipicamente femminili rispetto a quelle maschili. Rosin evidenzia come la “social intelligence”, il pensare laterale e la comunicazione, punti di forza delle donne, abbiano portato la forza fisica, tipica invece degli uomini, a perdere via via importanza, avvantaggiando in tal modo la presa di potere dell’ex sesso debole che si adatta anche meglio alla società postindustriale.

Secondo Rosin i tempi stanno cambiando e i genitori americani iniziano a desiderare di avere figlie femmine e non più a prediligere i maschi. Da qui l’apertura sulla figura di Ronald Ericsson, un rancher in primis ma anche un importante biologo che ha scoperto e brevettato un metodo che, dalla metà degli anni settanta, permette di selezionare (più o meno con l’85% di probabilità di successo) il sesso del bambino desiderato. Il processo è semplice: Ericsson ha notato come lo sperma con cromosoma X (femminile), ha una velocità inferiore rispetto a quella con l'Y che determina il sesso maschile e le due tipologie possono essere quindi separate e favorire così una gravidanza tramite inseminazione artificiale che abbia alte probabilità di portare ad un nascituro del sesso prediletto.

La scoperta di Ericsson era però determinata a colmare la richiesta di figli maschi che, fino a non molto tempo fa, erano preferiti quali nuovi entranti nel nucleo familiare, facendo però nascere ovvi quesiti sul futuro delle donne e del loro ruolo nella società.
Negli anni novanta però Ericsson è stato smentito dalla maggior richiesta di femmine rispetto a maschi, determinando un cambio della società dettato forse dal fatto che per la prima volta le madri hanno pensato di poter offrire una vita migliore alle proprie figlie di quella che hanno avuto loro o le loro madri.
Rosin approfondisce l’idea del presunto declino degli uomini, non soffermandosi però troppo sulla persistenza del sessismo e della discriminazione della donna, il cui ruolo è ancora molto incerto e precario, pensando che il problema sia il genere maschile, dimenticando che sono l’esistenza di forti preconcetti e stereotipi a bloccare spesso l’avanzamento della società.

In Usa, come in Italia, è un dato di fatto, confermato dalle statistiche, che una donna, a pari livello, percepisce uno stipendio nettamente inferiore (all’incirca del 20-30%) di un collega maschio. Così come è vero che, mentre nel 1970 lo stipendio della donna contribuiva per il 2-6% alle entrate della famiglia, oggi tale percentuale è pari al 42%.
Questi dati sono un importante spunto di riflessione per capire come la capacità economica e sociale degli uomini di dominare le donne stia sempre più diminuendo, portando ad importanti cambiamenti socio-culturali.

Il quesito fondamentale rimane: come si adatteranno e come reagiranno gli uomini a tali cambiamenti e a rapportarsi con delle donne sempre più indipendenti?
Del resto la “vecchia maniera” ha funzionato per così tanto in favore degli uomini che sarà sicuramente necessario il passaggio di qualche generazione prima di abituarsi del tutto ad simile rivoluzione.


Tag:  Hanna Rosin, Atlantic, Ronald Ericsson, maschilismo, Demi Moore

Commenti

31-01-2013 - 09:48:39 - andrea_80
Negli ultimi anni le donne hanno dovuto dimestrare di essere non solo più brave, ma molto più brave... ed alla fine lo sono diventate davvero. I dati parlano chiaro in media le ragazze prendono voti più alti a scuola, e nella maggior parte della facoltà si laureano in maggior percentuale e con voti più alti, basti pensare alla facoltà di medicina dove per ogni 5 laureati 3 donne e solo 2 uomini, o in giurisprudenza, economia ecc... adesso anche Ingegneria non è più un feudo maschile, le donne si avvicinano al 40%.
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