Ma le donne no. Davvero?

Liberamente ispirato al libro di Caterina Soffici

di Valentina Paternoster

Pubblicato lunedi, 31 maggio 2010

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Il libro, excursus nell'Italia maschile e maschilista, nasce - come la Soffici candidamente racconta - dal dilemma esistenziale che tutti gli amanti dei giornali e della carta prima o dopo si trovano irrimediabilmente ad affrontare: buttare o no gli scatoloni di articoli e ritagli di giornale accumulati negli anni in un raptus diluito nel tempo e nello spazio? E perché non costruirci un libro, tanto per rinfrescare la memoria (corta) degli italiani e delle italiane?

Dall'estero al nostro Belpaese e viceversa, il libro "MA LE DONNE NO" viaggia in lungo e in largo tra discriminazioni e mobbing al femminile, tra velinismo e gonnellismo, rivendicazioni e leggi, alcune mancate altre no (ma non in Italia...).
Ma siamo sicure che serva ricordare che anche all'estero ci sono il mobbing contro le donne, le discriminazioni salariali (del caso Wal-Mart abbiamo parlato anche noi) e sono ancora poche le donne che siedono nei cda (Norvegia a parte)? Non è un modo per consolarci, vero?
Direi di no, anche se avrei preferito che alle "cinque modeste proposte" del finale venisse dedicato più spazio, in barba a coloro che sostengono che gli italiani, italiane in testa, sono dei gran lamentoni ma che poi non fanno granché per un'Italietta migliore.

Le cinque proposte sono: introduzione delle quote, un uso più equo della legge sulla conciliazione dei tempi (part-time da concedersi obbligatoriamente a chiunque lo chieda), una legge simil-nordica sulla paternità (congedo anche per i padri all'80% dello stipendio), divieto all'uso sessista del corpo delle donne, la condanna all'ergastolo per gli stupratori.
Tutte provocazioni?

Aggiungo una piccola postilla alla proposta numero quattro: il potere moderno delle donne è anche economico. Chi decide cosa comprare e come? Le casalinghe più istruite d'Europa, le mamme nostrane, costrette a rimanere a casa dopo la nascita dei figli perché sprovviste di nonni e senza adeguati servizi sociali a disposizione (leggi: nidi, micronidi, tagesmutter), dovrebbero allearsi e boicottare i marchi che trattano le donne come lavapiatti felici  e scopatrici sopraffine che, mentre passano lo straccio, rappano con l'infante. Magari potrebbe essere un nuovo strumento di alleanza contro il deplorevole uso che si fa dell'immagine della donna nei media e nelle pubblicità.
 

"MA LE DONNE NO.
Come si vive nel paese più maschilista dl'Europa"
di Caterina Soffici
2010, Feltrinelli
pagg. 201, euro 14


Tag:  MA LE DONNE NO, Caterina Soffici, Italia, donne, maschilismo

Commenti

01-06-2010 - 12:19:00 - Blanca
La postilla mi piace molto. Mi chiedo solo se le casalinghe disperate italiane saprebbero fare fronte comune ed andare unite in battaglia... Non ne sono così sicura...
01-06-2010 - 14:19:00 - anna karenina
No, nemmeno io sono sicura che le casalinghe disperate e super istruite troverebbero accordo, anche solo su temi quali donne&maternità, donne&lavoro, donne&immigrazione. E ieri, dopo un duro confronto con una che sta cercando di fare fronte comune, ne ho avuto conferma.
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