Quote rosa nei CdA: certe donne arriveranno

Il ddl supera l'esame anche in commissione Finanze al Senato

di Mr. Milkomen

Pubblicato giovedì, 10 marzo 2011

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La commissione Finanze del Senato ha approvato all’unanimità - dopo averlo rigettato una prima volta ieri -  l'emendamento presentato dalla senatrice Germontani (FLI); settimana prossima andrà in aula per il voto, in seguito dovrà essere approvato anche dalla Camera.
Il testo obbliga le società quotate in borsa ad assicurare nel CdA “l’equilibrio tra i generi. L’equilibrio si intende raggiunto quando il genere meno rappresentato all’interno dell’organo amministrativo ottiene almeno un terzo degli amministratori eletti.”
Va da sé che la prassi mostra come il genere meno rappresentato sia quello femminile....

È previsto un periodo di adeguamento: nel 2012, al primo rinnovo degli organismi, la quota da soddisfare è del 20%, solo nel 2015 si passerà definitivamente al 30%. La CONSOB definisce le sanzioni per le società inadempienti.
 
Può sembrare cosa di modesta entità, ma si tratta di un deciso passo avanti rispetto alla proposta iniziale che prevedeva 3 scadenze per mettersi in regola (10%, 20%, 30%), dilatando i tempi di altri 3 anni.
Finalmente si intravede il traguardo di un percorso iniziato a novembre 2009 e che ha subito un’accelerazione da febbraio di quest’anno.

Quote sì/quote no?
La Norvegia ha introdotto le quote CdA nel 2006 fissando la soglia al 40%, tuttavia gli esperti hanno posizioni contrastanti sull’esito di tale processo e molti sottolineano che, in ogni caso, solo il 2% degli AD sono donna, come dire: il potere VERO è sempre in mano maschile, la presenza femminile è formale ma non sostanziale, dentro il sistema ma svuotata; per essere DAVVERO coinvolte le donne dovrebbe essere più presenti fra i dirigenti.

Inoltre alcuni acuti osservatori sottolineano come una tale imposizione in tempi così brevi (?!) potrebbe portare a selezionare donne non adeguatamente preparate (poiché si è costretti a scegliere in un universo di piccoli numeri), rischiando addirittura di alimentare lo stereotipo della donna incompetente o incapace di ricoprire alcuni ruoli di responsabilità e prestigio, come dire: delegittimate prima ancora di cominciare?
Infine una provocazione: ma perché i CdA di aziende private dovrebbero essere organi “rappresentativi” (cosa plausibile per gli incarichi politici)? E in base a quali parametri: genere, età, nazionalità, tipo di contratto, mansione?
Tag:  Germontani, quote rosa, CdA, Senato, CONSOB

Commenti

10-03-2011 - 09:45:50 - anonimo
Iniziamo ad averle queste donne nei CDA e nei posti di comando, poi vedremo e vedrete i tangibili cambiamenti!
10-03-2011 - 17:06:51 - angela ronchini
Per il momento a noi basta la quantità: sarà inevitabile in una prima selezione qualche raccomandata, ma poi, e noi ne siamo capaci, verrà la qualità. In fondo dopo secoli loro, gli uomini, la qualità non l'hanno nemmeno presa in considerazione e come disse il Premier conservatore norvegese che fece approvare la legge:"Fino ad adesso noi come li abbiamo nominati? Giocando a golf!"
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