legge 194: obiezione di coscienza? No, grazie

La Consulta di Bioetica Onlus lancia la campagna "Il medico non obietta"

di Valentina Paternoster

Pubblicato martedi, 19 giugno 2012

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Periodicamente è sempre la stessa storia. Una legge moderna, datata 1978, che le nostre mamme e le nostre nonne hanno chiesto a gran voce, ma che torna però a far discutere. Questa volta l'occasione è data dai dati, sconcertanti, sull'obiezione di coscienza.

Secondo la Consulta di Bioetica Onlus, oggi più dell'80% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza: significa che non pratica l'interruzione volontaria di gravidanza, celandosi dietro il diritto a non riconoscere l'accettabilità morale dell'aborto. In questo modo però si inficia la libertà personale dell'individuo, che deve poter decidere se diventare madre o meno. Come ben riassume il comunicato stampa dell'associazione "Il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza rappresenta una violazione gravissima e ormai ingiustificata del diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne."

Che senso ha quell'articolo 9 della legge 194 del 1978 che sancisce il diritto all'obiezione di coscienza ancora oggi? Chi sta studiando per diventare medico sa perfettamente che il sistema giuridico permette alla donna la libertà di scegliere nei tempi previsti dalla legge l'interruzione volontaria di gravidanza a tutela della propria salute e della propria libertà. Dunque perché pararsi dietro a un articolo che limita la libertà delle donne? Meglio che questi medici facciano altro se non sono in grado di praticare appieno la propria professione!

Non solo difendiamo strenuamente la libertà di autodeterminazione, ma ci chiediamo: perché i dati sull'obiezione di coscienza aumentano anziché diminuire, così come la legge aveva prospettato? Perché dobbiamo chiedere che il medico smetta di obiettare quando è un nostro diritto, un diritto di tutte le donne decidere della nostra libertà personale di essere o meno madre?

E che dire dell'abuso del diritto di obiezione di coscienza che praticano molti farmacisti rifiutandosi di vendere anticoncezionali e pillole del giorno dopo? E che dire, ancora, del fatto che l'introduzione nel mercato farmaceutico italiano della pillola dei 5 giorni dopo sia passata sotto silenzio o quasi?

Abbiamo un grosso problema in Italia: la misoginia. Uomini che decidono quali leggi vanno o non vanno bene per noi donne, uomini che ignorano lo sfruttamento dell'immagine femminile sui media, uomini che ci reputano, in fondo in fondo, oggetti. Estremizziamo, sì, ma solo così possiamo prendere coscienza che nel nostro paese non dobbiamo abbassare la guardia, che noi donne dobbiamo occuparci delle leggi che ci riguardano.

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Tag:  #save194, 194/78, Consulta di Bioetica Onlus, Il medico non obietta, obiezione di coscienza, aborto

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