“Bio”grafia di un giovane enologo

Guido Beltrami, enologo venticinquenne, ci racconta il perché della sua scelta di vita e ci aiuta a capire meglio cosa sia un vino biologico

di Massimo Marchesi

Pubblicato lunedi, 25 ottobre 2010

Rating: 4.0 Voti: 20
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Foto courtesy of Milanovino
Com’è maturata in te la scelta di diventare enologo?

Fin da bambino andavo in vacanza in Toscana, vicino a Volterra, nell’azienda agricola che mia zia Paola insieme a sua sorella, avevano avviato alla produzione vinicola (Azienda Agricola Sorelle Palazzi). 
Stare a contatto con loro e seguirle in giro per l’Italia e per l’Europa in tutte le fiere di settore ha fatto maturare in me, durante gli ultimi anni di liceo, la consapevolezza che quella sarebbe stata la mia strada, la mia vita, il mio lavoro.

I tuoi vini sono tutti “biologici”; spiegaci cosa vuol dire e in cosa differiscono dagli altri?

La legislazione sul biologico è nata, e tuttora si concentra, solo sugli aspetti legati alla coltivazione della vite. Oggi stiamo lavorando in modo deciso per l’integrazione, nel nuovo disciplinare, di regole anche per quanto riguarda le procedure di cantina. Facendo un passo indietro possiamo riassumere che, a partire dagli anni 70 e 80 del ‘900, c’è stato un numero sempre crescente di produttori che si è reso conto della necessità di usare tecniche di coltivazione che rispettassero di più il territorio, in particolare per quel riguardava l’uso dei diserbanti e degli antiparassitari. Molte di queste scelte si sono rivelate vincenti e si sono estese a tutti, in particolare mi riferisco all’inerbimento naturale. La vigna non è un sistema autonomo e isolato dall’ambiente naturale in cui si trova, anzi deve vivere in simbiosi con esso. Oggi il nuovo passo è quello che stanno facendo molto produttori, biologici e non, cha da una quindicina d’anni hanno deciso di portare anche dentro le cantine una filosofia produttiva meno invasiva e finalizzata a mettere in luce il “terroir” vale a dire le specifiche caratteristiche del vitigno, del terreno e dell’ambiente.

In particolare a quali tecniche ti riferisci?

I due grandi temi, a mio avviso, sono rappresentati dalle tecniche di chiarifica e filtrazione del vino da una parte e dalla scelta di utilizzare i lieviti autoctoni (presenti sulle bucce dell’uva) anziché quelli selezionati dall’altra. Per quanto riguarda la chiarifica e la filtrazione io penso che il vino debba trovare una sua stabilità “da solo” senza essere forzato da tecniche di stabilizzazione un po’ esasperate. La questione dei lieviti selezionati è ancora più spinosa poiché, sebbene questi diano al tecnico e all’enologo molte più certezze sul corretto andamento delle fermentazioni rispetto a quelli indigeni, allo stesso tempo determinano una composizione aromatica, bene o male, sempre molto simile (le case produttrici di lieviti selezionati si contano sulle dita di una mano) che non consente l’espressione delle caratteristiche proprie dell’uva, del terreno e dell’ambiente.
Per finire: chi sceglie di lavorare in biologico deve essere integralista in campagna, dove c’è bisogno di rischiare maggiormente per rispettare l’ambiente, e compiere in cantina una serie di scelte volte alla minima invasività

Per acquistare i vini su Milanovino.it
Tag:  Giudo Beltrami, Vino Biologico, Sorelle Palazzi, Milanovino

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni