Barolo Riserva Conterno 1937, appunti di un incontro

L’uva Nebbiolo nella sua massima espressione, a Barolo, meraviglia ancora il nostro palato e la nostra mente.

di Federico Graziani

Pubblicato lunedi, 10 maggio 2010

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Foto courtesy of Ivan Messone
Il Nebbiolo si è assestato come pochi altri vitigni in una zona specifica piuttosto limitata (se consideriamo la Valtellina come satellite delle più rinomate Langhe piemontesi) a differenza di molti vitigni a bacca rossa che nel tempo e nello spazio hanno conquistato la nostra penisola. Di recente ho avuto la possibilità di assaggiare un Barolo Riserva di Conterno 1937, e nel cercare di comprendere questa magica bevanda, la mente scorre e scappa a rivivere quei momenti, a immaginare una realtà ovviamente molto distante dalla nostra attuale.
Il vino è cultura e assaggiare un Barolo settantenne non è solamente degustare un qualcosa di misteriosamente preservato nel tempo, ma anche storia. Il pensare a quella realtà, al momento politico, alle persone che hanno vendemmiato a mano quei grappoli e immaginarli rientrare in case assolutamente diverse dalle nostre ci ammaglia e affascina. L’appuntamento non è però scontato e immediato.

Foto courtesy of Ivan Messone

L’approccio a questo vino infatti dovrebbe essere un poco guidato, per avvicinarcisi sono necessari tatto e interpretazione, come se immaginassimo un nonno che racconta al nipote la sua vita, le sue sofferenze, le esperienze vissute. In questo contesto, l’umiltà per poter interpretare un linguaggio un poco dialettale e antico, diventa indispensabile per apprezzare le sfumature e il carattere di un vino che negli anni si è stratificato e che necessita di tempo per aprirsi, riacquistare magicamente colore e rivivere.

Il colore infatti, unico e tenue del Nebbiolo che nell’invecchiamento si nasconde sotto chissà quale forma, riemerge al contatto con l’aria e si ripropone in una tonalità nuova e ricca. I profumi non appartengono a categorie consone a quelli moderni, ma rappresentano invece come una fotografia in bianco e nero un documento prezioso e da conservare. Sono le sfumature che esaltano questi vini, l’austerità che li contraddistingue, la potenza e il corpo che nel tempo sono diventati saggezza. Un invito a cercare queste bottiglie nelle vostre cantine e a riscoprirle con la partecipazione di uno spirito sì critico ma di osservazione, e cercarne i lati positivi ove chiaramente la conservazione può averne modificato le caratteristiche. Sono opere uniche, che probabilmente non avranno ragione di esistere in futuro per il continuo e radicale cambiamento delle nostre abitudini alimentari e temporali nel pasto e che meritano per questo ulteriore attenzione.

Oggi in diversi casi la fretta di un mercato sempre più insistente e immediato hanno portato diversi produttori a preferire tecniche di vinificazione più brevi e innovative che garantiscono costanza nelle annate e una piacevolezza immediata ma sfuggente, finta, illusoria. D'altronde Roma non è stata costruita in un giorno. E nemmeno un grande Barolo.
Tag:  Barolo, Nebbiolo, Conterno, Riserva 1937, Piemonte

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