Elena Perdomini e la Cantina Podere San Giorgio

Le Donne del Vino di alcune delle cantine più rinomate della Lombardia si raccontano su MRS e parlano della loro attività, dell'azienda che conducono e dei loro prodotti di punta

di Silvia Menini

Pubblicato venerdì, 22 aprile 2011

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L’antica torre merlata, che spicca nell’ampio podere in cui sorge anche la cantina, è riconducibile al 1500, quando la terra era di proprietà dei Marchesi Sauli di Genova, e la rende oggi una delle più antiche realtà vitivinicole della regione. L’Azienda è stata acquistata dalla famiglia Perdomini, originari di Milano, solamente nel 1978 ed è stata restaurata nel rispetto delle proprie origini, rendendola una realtà interessante, non solo dal punto di vista enologico, ma anche architettonico e paesaggistico.
Il podere consiste infatti in un bosco secolare di querce e 30 ettari dedicati ai vigneti, che producono circa 2000 q. di uva l’anno, di cui solo le più attente e mirate selezioni portano alla produzione delle 150.000 bottiglie di vino etichettate San Giorgio.

In ultimo, ma non per importanza, è stato aggiunto al panorama enogastronomico dell’Oltrepò Pavese anche l’agriturismo, con l’intento di esaltare il valore della terra in cui sorge e far passare a chi ama il vino e il buon cibo una giornata a tutto tondo.


Abbiamo intervistato Elena Perdomini, presenza femminile rosa shokking all’interno dell’azienda familiare.

Cosa ne pensa del connubio donne e vino e come viene rappresentato all'interno della Vostra azienda?

Elena Perdomini nel suo stand - Vinitaly 2011
Il connubio è senz’altro azzecatissimo, soprattutto perché al giorno d’oggi sempre più donne si trovano ad interfacciarsi al mondo del vino con ottimi risultati. Non per nulla dicono che le donne siano dotate di percezioni migliori rispetto agli uomini e che nel nostro operato siamo più capaci e complete. Personalmente concordo con questa affermazione - senza nulla togliere, ovviamente, ai colleghi uomini. Conosco infatti tante donne nel mondo del vino che danno del filo da torcere agli uomini, dimostrando competenza, passione e determinazione.
È una realtà senza dubbio affascinante, e se un tempo era prettamente maschile, ora lascia spazio anche a tutte coloro che dimostrano di far del vino la propria passione. Io stessa mi ci sono avvicinata pensando di intraprendere tutt’altro percorso nella vita, ma poi vi sono rimasta.
Per quanto riguarda il mio ruolo in azienda, mi occupo più della parte gestionale e del commerciale, ma ho amiche che lavorano in cantina, in vigna e lo fanno molto bene.
La donna riesce a ricoprire a 360 gradi tutti i ruoli in un’azienda vinicola. La nostra, nello specifico, è un'azienda agricola a conduzione familiare, acquistata da mio padre quasi 38 anni fa. Ha avuto due figlie femmine: mia sorella si è dedicata ad altro, io invece mi sono appassionata a questo mondo e mi ci sono buttata con entusiasmo, tanto da indurre mio padre a lasciare l'azienda a me. Per cui ora sono anche titolare dell'azienda a tutti gli effetti, con i pro e i contro che questo titolo comporta. Cerco di portare avanti la tradizione iniziata da mio padre, ma mettendoci anche del mio, con una maggior innovazione e una visione femminile.

La Vostra è un’azienda familiare e quindi di piccole dimensioni. Cosa comporta questa Vostra realtà in contrapposizione con il largo consumo?
Quali sono i vostri punti di forza e quali le maggiori difficoltà?
La difficoltà principale è sicuramente la lotta sul prezzo perché il mercato al giorno d'oggi si è posizionato verso il basso, a causa principalmente dalla crisi, ma non solo. Un altro fattore che spiega questo trend è che al giorno d’oggi è molto difficile trovare dei vini cattivi, in quanto tutti sono mediamente buoni, chi più chi meno.
Una cantina commerciale acquista l’uva e ottiene un prodotto diverso da chi lavora la terra e ha la filiera al completo, dalla vigna fino al bicchiere. Questo va comunicato al consumatore ed è molto importante per un’azienda di piccole dimensioni come la nostra, perché è ciò che ci differenzia dalle aziende più grandi, dove forse l’attenzione alla materia prima è diversa. L’appassionato lo capisce, lo apprezza ed è anche disposto a pagare di più perché sa che nel bicchiere può trovare tutte queste peculiarità.  
Inoltre, un’altra difficoltà per un’azienda poco conosciuta come la nostra, è il territorio in cui ci troviamo: l’Oltrepò Pavese, infatti, ha sempre avuto un’aurea negativa, in quanto considerato terra di un vino di basso livello, in damigiana. È invece un territorio splendido, ancora tutto da scoprire e con grandi potenzialità qualitative.
Ora comunque si sta rivalutando anche grazie al Consorzio che lavora al fine di far conoscere l’Oltrepò per ciò che effettivamente è in grado esprimere, essendo dotato di terreni naturalmente vocati alla coltura della terra.

Accanto all’attività della Cantina, avete anche aperto un Agriturismo. Come è nata l’idea?
L’Agriturismo sarà inaugurato proprio a Pasqua. È un’idea che avevamo da tanto tempo e per noi rappresenta il completamento di un percorso teso anche a valorizzare il territorio. Mi piace accogliere coloro che vengono ad assaggiare i nostri vini in azienda e far apprezzare così le nostre e il modo in cui le lavoriamo e viviamo.
Mi sembrava un’idea apprezzabile poter offrire una giornata intera da passare qui da noi e proprio per raggiungere questo obiettivo abbiamo pensato all'agriturismo.
Bisogna però stare attenti al concetto di agriturismo. Non è vero che è sinonimo di economicità, e non è detto che si spenda necessariamente poco. Il concetto, infatti, è diverso: vengono utilizzati prodotti della nostra terra, offerti ai clienti rispettando l’ambiente e garantendo una qualità e una genuinità superiore.

State presentando qualcosa di particolare durante questa edizione del Vinitaly, qualche nuovo prodotto?
Sì, c’è un prodotto nuovo: un metodo classico fatto con uve di pinot nero. Ovviamente DOCG.
Poi c’è la vera novità, anche se in realtà lo stiamo promuovendo da qualche anno, il cruasè.
La parola Cruasè ha diversi significati ed è tesa a identificare un vino DOCG ottenuto esclusivamente da uve Pinot Nero vinificate in rosa con il metodo classico in Oltrepò Pavese. Significa “selezione naturale pinot nero rosè”, dove con il termine “naturale”, si identifica il processo di pigiatura del grappolo di Pinot nero dal quale fuoriesce naturalmente un mosto rosa.
Noi, da oltre 10 anni, produciamo spumante rosa e credo sia un prodotto vincente anche perché ora è esplosa la moda del rosa… ma al di là della moda, ha sicuramente delle particolarità che lo spumante bianco non possiede. Per esigenze commerciali, comunque, abbiamo affiancato anche il Metodo Classico in bianco, che è quello che la gente è più abituata a bere e che continua ad apprezzare.

Contatti:
 
Località Castello, 1 – 27046 Santa Giuletta (Pv)
Tel. 0383.899168 – Fax. 0383.899165
http://www.poderesangiorgio.it/ 

MRS ha scelto per Voi 2 vini della Cantina Podere San Giorgio particolarmente identificativi:


Tag:  Cantine Podere San Giorgio, Elena Perdomini, Pinot Nero, Cruasè, Oltrepò Pavese, agriturismo

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