Grignolino on my mind

Racconto di una gita fuori porta alla scoperta del Grignolino

di Massimo Marchesi

Pubblicato lunedi, 15 novembre 2010

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Come ogni anno, nel cuore dell’autunno, sono andato con gli amici a mangiare nel Monferrato, per la precisione a Vignale Monferrato nel ristorante dell’azienda agricola “Il Mongetto”.
                             
Dovendo parlare principalmente di vino, accennerò solamente alle deliziose mostarde, alle verdure sottolio, ai vasetti di bagna cauda prodotti dalla famiglia Santopietro e mi soffermerò appunto sulla sua produzione vitivinicola.
 

L’azienda produce Barbera, Chardonnay, Cortese e Malvasia, ma io vado a Vignale con l’unico obbiettivo di assaporare  e  fare una grande scorta di loro Grignolino del Monferrato casalese - Vigneto Rudifrà - quest’anno nella versione 2008. Sul grignolino non si spendono spesso molte parole, sarà per quel nome un po’ gracchiante o perché in Piemonte ci sono tanti vini illustri che ne oscurano la fama, ma io lo amo alla follia.  Per farvi capire meglio il perché di questa passione cercherò di ripercorrere il mio pranzo descrivendovi gli abbinamenti meravigliosi ai quali il Gringnolino si è concesso generosamente.

Gli antipasti iniziavano con un salame stagionato ed un salame cotto, il primo fragrante e speziato, il secondo grasso ma dal sapore più delicato, accompagnati da un tortino di porri e formaggio su pasta brisè!
 

Il Grignolino non è un vino colorato, la sua tonalità tenue degrada molto presto sui tono autunnali del granato e soprattutto non è un vino morbido. Di contro ha grande tannino, un corpo abbastanza snello e una persistenza gusto-olfattiva di media intensità. Va da sé che con i cibi appena elencati ha creato un connubio perfetto andando a sgrassare là dove c’era la necessità di farlo senza mai prevaricare il gusto dei piatti. Proseguendo abbiamo mangiato delle melanzane impanate e fritte con una crema di formaggio fresco di capra e, neanche a dirlo, il sapore delicato e leggermente acido del vino ci ha ripagato con gli interessi. Con il formaggio di latte vaccino seguente, che era leggermente più stagionato, sarebbe sicuramente stato meglio un vino più morbido, per fortuna pochi minuti dopo è arrivato un sontuoso cotechino artigianale ricoperto di fonduta! Ho toccato il cielo con un dito sentendo le pareti della bocca, prima pervase dal grasso di maiale e dalla crema di formaggio caldo, ripulite dal questo nettare del Monferrato dai sentori di fiori secchi, spezie frutta.


Pausa! I due primi erano una zuppa di Zucca molto naturale (che io abbinerei con un metodo classico a base Pinot nero) e dei tagliolini all’uovo fatti in casa, con sugo di verza e salame, dove il Grignolino è tornato a dettar legge. Il secondo era un coniglio in umido cotto con aceto e spezie, ma a questo punto del pomeriggio le mie facoltà erano già compromesse dall’eccesso di libagioni. Dolce, caffè e grappa e poi una bella passeggiata per smaltire l’abbuffata. Tornato a casa il mio bagagliaio era pieno di bottiglie di Grignolino che mi terranno compagnia durante l’inverno, insieme ai cappelletti in brodo, al bollito, alla zuppa di cipolle o di funghi e a moltissime altre preparazioni.
 
Evviva il Grignolino, evviva i vini veri, tenaci ed arcigni che difendono, col solo fatto di essere ancora prodotti in modo tradizionale, l’antico piacere del convivio con tanti amici ed un camino acceso.
 
 

 
Tag:  Grignolino, Il Mongetto, Vini del Monferrato, Vigneto Rudifrà

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