Incontro con Giuseppe Quintarelli

Il Maestro dell’Amarone della Valpolicella

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Giuseppe Quintarelli oggi rappresenta uno degli ultimi pilastri su cui poggia l’eccellenza dell’enologia italiana. Ormai ottantenne, siamo riusciti ad incontrarlo e a porgergli qualche domanda.

Lei oggi è un riferimento dell’enologia internazionale, tanti produttori la prendono come esempio
per la produzione dei propri vini. Lei ha mai avuto un ideale, un riferimento verso cui ispirarsi per fare un vino così grande?

l miei vini non sono grandi, sono buoni vini, fatti bene. Cerchiamo di produrre vini che ci piacciano e ci soddisfino. Non ho avuto riferimenti o ideali, se non quello di produrre dei vini come quelli che ho sempre bevuto a casa mia. Non ho imparato da nessuno, se non dai miei genitori Loro mi hanno insegnato tutto il necessario.

Qual è il segreto per fare un vino come il suo?
Novanta per cento è il terreno, quando i miei vini sono stati riconosciuti in Francia, indovini un po’ chi hanno mandato avanti? I geologi! Sono venuti hanno spaccato il terreno e hanno portati via dei campioni. Sapete, il nostro è un terreno vulcanico, prima c’era il mare, ovunque si scavi si trovano dei fossili, anche lunghi un metro! Poi è arrivato il vulcano, e sono nate le colline. I primi abitanti dopo quegli eventi erano di colore, e da qui il nome del paese Negrar, come si vede nella botte con inciso l’uomo di colore; è ancora il simbolo del comune.
E poi capire la vite, quanto questa può sopportare come peso e come frutti,, come si esprime, osservarle nella loro crescita, nella loro potenza. Vi sono delle grosse differenze, anche a seconda dello spessore del fusto, dell’elasticità dei rami, Il vino buono non si fa in cantina, si fa in vigna. Poi lo si può anche rovinare in cantina ma l’uva che arriva ed essere perfetta.

Cosa ne pensa dei prezzi dei suoi vini?
I miei vini dovrebbero costare di più, se dovessimo considerare il rapporto nell’insieme… per fare una bottiglia di Alzero sono necessari 15 kg di uva fresca prima dell’appassimento. Oltre a questo passiamo da 2 a quattro volte a pulire, Buttiamo l’uva per terra!! La pianta deve poter lavorare con la massima tranquillità.

Come mai la sua azienda è diventata più famosa negli stati uniti che in italia?
La nostra azienda esportava vini in america sin dal 1906, e successivamente, ricordo, si partiva con 2 cavalli per portare le botticelle da 50 litri a Genova per essere imbarcate; che viaggi, cinque giorni di viaggio. Non si sapeva che fossero i vini di Quintarelli, non era vino imbottigliato, poi la gente ha collegato quando ha assaggiato i vini in bottiglia... da allora la nostra cantina è sempre stata tenuta in alta considerazione in America. E anche il nostro il nostro importatore di vini negli stati uniti è un grossissimo conoscitore di vino, uno dei migliori che io conosco.
È stato lui a ispirarci alla creazione di Alzero, e dell’appassimento del Cabernet Franc, e il vino è piaciuto immediatamente.

Perché non produce il Recioto tutti gli anni come gli altri produttori della Valpolicella?
Non so loro come facciano. Per me la produzione del Recioto è molto difficile. Non capita spesso, solo in qualche annata che il vino sia adatto a divenire Recioto. Il vino è dolce e non dipende da noi, se trova il proprio equilibrio o se preferisce terminare la fermentazione e diventare Amarone.
E il Bandito è ancora più difficile, perché è un vino bianco. Si chiama così perché mio padre voleva un Recioto Bianco ma non si poteva chiamare Recioto a Negrar.
Tag:  Giuseppe Quintarelli, Amarone, Valpolicella, Recioto, Bandito

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