Lara Imberti e la Cantina Ronco Calino

A spasso in Franciacorta. Una realtà piccola ma che ha nell’eccellenza la sua filosofia

di Silvia Menini

Pubblicato giovedì, 26 aprile 2012

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Ronco Calino sorge non lontano da Erbusco, su un poggio che guarda uno spettacolare anfiteatro morenico che accoglie le vigne.
Ammaliato da questo contesto quasi fiabesco, Paolo Radici, industriale di Bergamo, nel 1996 decise che proprio qui, in Franciacorta, aveva trovato un’occasione inaspettata. La vecchia dimora, appartenuta a Arturo Benedetti Michelangeli, pianista bresciano considerato tra i maggiori talenti musicali del Novecento, era infatti stata messa in vendita e lui poteva così realizzare il suo sogno di ragazzo: fare vino. Fu così costruita la cantina e da lì partì la produzione del nettare di bacco con un’idea chiara in testa: ricercare l’eccellenza. C’erano, del resto, tutti i presupposti, confermati poi con il tempo: il suolo povero e variegato, l’esposizione a nord-ovest che ritarda la maturazione dei grappoli, consentendo la vendemmia in un periodo più fresco, la dislocazione del vigneto, nato come cru unico e che offre quindi dei vantaggi sia produttivi che logistici.
 
Tutto questo (oltre a tanta passione) ha portato a raggiungere la soglia delle 60 mila bottiglia l’anno prodotte. Ma un motivo c’è: la qualità che viene ricercata costantemente e l’estrema cura adottata in vigna, prima che in bottiglia. I loro vini garantiscono infatti un’ampiezza e complessità aromatica straordinari, oltre a un’eleganza sottile, complessa e ricca di sfumature che li contraddistingue.
 
Durante l’ultimo Vinitaly, Ronco Calino, ha presentato il suo “Centoventi 2001”: un Franciacorta ottenuto da uve Chardonnay (60%) e Pinot Nero (40%), mantenuto sui lieviti centoventi mesi. Questa scelta conferisce al vino un profumo ricco di note fruttate, fine, complesso e che ricorda la frutta matura, oltre a un sapore morbido ed elegante, con una buona freschezza acida.

Affascinati da tutto questo, abbiamo deciso di soddisfare la nostra curiosità facendo qualche domanda a Lara Imberti, responsabile commerciale di Ronco Calino.

Qual è il suo ruolo in azienda? Come è entrata nel mondo del vino?
Sono la responsabile commerciale dell’azienda, ma mi occupo in generale del suo andamento. Pur essendo la nostra una piccola struttura è fondamentale una figura che coordini  le diverse funzioni e professionalità, e io mi occupo anche di questo.
Il mondo del vino, devo dire, mi ha affascinato da sempre e quando mio marito Paolo mi ha chiesto di occuparmi part-time dell’azienda mi sono subito entusiasmata. Sfortunatamente per lui e per me l’impegno da part-time è diventato rapidamente full e, negli ultimi periodi, doppio full-time.
 
Che cosa ne pensa del connubio donne e vino e come viene rappresentato all'interno della Vostra azienda?
Premesso che non sono mai riuscita a ragionare in termini sessisti, cioè non ho mai pensato che esistano professioni da uomo e professioni da donna, credo però che le donne abbiano una maggior sensibilità – rispetto agli uomini - nel “decifrare” il futuro, un po’ come se lo sentissimo in anticipo; oltre a questo, secondo me, abbiamo più abnegazione e capacità di adattamento e queste tre caratteristiche sono fondamentali nel mondo vinicolo.
Capire quali sono le tendenze, sapersi adeguare alle richieste del mercato e lavorare duro sono sicuramente fattori determinanti per la riuscita di un’attività legata alla produzione vinicola.
 
Tradizione e innovazione. In che modo e con quali mezzi/metodi li avete coniugati all’interno della vostra cantina?
La nostra cantina ha una storia un po’ particolare, perché Ronco Calino nasce grazie alla passione del suo titolare, Paolo Radici, per il buon vino e l’idea che questo sia un piacere da condividere. Un vino, per accendere la magia del palato, deve saper raccontare attraverso i suoi aromi e i suoi sapori, la storia della sua vita, tramandarci il profumo della terra che gli ha dato origine e raccontarli il lento lavorio che ha fatto in cantina.
Ronco Calino nasce con questa filosofia, che ha poi consolidato nel corso degli anni.
Nel ’96 è stata acquistata la proprietà (si tratta, fra l’altro, della casa dove ha vissuto il pianista Arturo Benedetti Michelangeli e dei terreni che la circondano); la cantina non esisteva e ha dovuto essere costruita ex novo. Ed è proprio la cantina a essere la sintesi della filosofia di Ronco Calino, quasi tutta interrata (come vuole la tradizione) ma dotata di alcune tecnologie volte unicamente a migliorare le peculiarità dei vini, si pensi ad esempio alle celle frigo. Le celle frigo sono piccoli ambienti dove stiviamo le uve, immediatamente dopo la raccolta affinchè vengano raffreddate a una temperatura ideale e conservino tutti i profumi, anche nelle fasi successive di lavorazione.
 
Con quale vino si identifica la Vostra azienda?
Direi con il Brut. Può sembrare una banalità, ma il Brut è il vino che, nella sua “genericità” rappresenta al meglio tutte le caratteristiche dei Franciacorta. Naturalmente poi creiamo Satèn, un rosé (Rosé Radijan), i “Nature” e anche vini fermi, ma il nostro capostipite resta il Brut.
 
Qual è il vostro prodotto novità 2012?
 A Vinitaly abbiamo presentato “Centoventi 2001”: un Franciacorta che ha riposato sui lieviti per 120 mesi. Si tratta di una sfida che abbiamo lanciato due anni fa con il “Centoventi 1999” e, visto che è stato apprezzato dal mercato, abbiamo riproposto la vendemmia 2001. L’obiettivo era anche di capire le differenze fra i due vini e valutare quanto la maturazione in bottiglia incida sulle qualità organolettiche. I vini si sono rivelati molto diversi, perché completamente diverse erano state le stagioni che avevano caratterizzato le uve. Il lungo affinamento fa si però che i bouquet siano molto più ricchi, i perlage restano fini e continui, insomma, anche dopo il lungo sonno, riescono a coniugare briosità e freschezza con sapori complessi e strutturati. 
 
Cosa vorrebbe che chi degusta i suoi vini apprezzasse maggiormente?
Vorremmo percepisse la passione che mettiamo nel nostro lavoro e l’impegno con la natura, che noi dobbiamo fronteggiare tutti i giorni. Produrre nel rispetto del territorio e assecondando il più possibile la natura come facciamo noi non è affatto semplice e spesso, degustando un buon vino, si è portati a dimenticarlo. Da pochi mesi ad esempio abbiamo aderito al progetto Ita.Ca –progetto che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 nell’ambito delle lavorazioni vinicole- questo significa rivedere l’organizzazione aziendale a 360°.
 
Cosa rende unica la zona del Franciacorta? E quali sono i punti di forza e di debolezza?
La Franciacorta è un territorio con una storia molto ricca alle spalle e che ha saputo creare una vera cultura del vino. In anni recenti è diventata una delle zone di eccellenza per la produzione e commercializzazione di vini. I vini di questa zona sono gli unici DOCG in Italia a poter usare sulle etichette la denominazione “Franciacorta”: un unico termine che definisce il territorio, il metodo di produzione e il vino. In tutta Europa solo 10 denominazioni godono di tale privilegio e di queste solo tre vengono realizzate con la rifermentazione in bottiglia: Franciacorta, Cava e Champagne.
 
Come potrebbe essere ulteriormente valorizzato il territorio della Franciacorta?
Da molti anni stiamo operando con azioni di promozione per valorizzare il nostro territorio, perché la Franciacorta è sì diventata famosa per il vino ma è in realtà un territorio ricco di storia e cultura e stiamo facendo in modo che il visitatore possa conoscere e apprezzare tutti gli aspetti. Lo stesso Consorzio per la Tutela del Franciacorta , che raccoglie i principali produttori vinicoli della zona, si attiva spesso con azioni che esulano dalla promozione diretta dei suo associati per  creare sinergie con strutture storiche e culturali.


MRS ha scelto per Voi 2 vini particolarmente identificativi della cantina Ronco Calino:



Agricola Ronco Calin
Via Fenice 45, frazione Torbiato –  Adro (BS)
Tel. 030-7451073
Tag:  Ronco Calino, Lara Imberti, Vino, Degustazioni, Franciacorta, Brut, Spumante

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