Moscato d’Asti: Istruzioni per l’uso

Tradizionale, leggero e inconfondibile

di Massimo Marchesi

Pubblicato lunedi, 13 dicembre 2010

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Niente come il profumo del moscato è per me più evocativo del Natale!
La piacevole sensazione leggermente dolce, e allo stesso tempo fresca e dissetante che si prova quando lo si beve dopo un morso di panettone - mi raccomando artigianale se potete - mi porta indietro in un tempo indefinito e pacifico.
Dopo queste pillole di nostalgia passiamo ai fatti. Innanzitutto dobbiamo distinguere il Moscato d’Asti D.O.C.G. che ha il tappo raso - da togliere con il cavatappi - e bollicine molto delicate, dall’Asti D.O.C.G. spumante che ha il tappo a fungo ed un perlage molto più deciso. Io senza dubbio preferisco il primo per la sua eleganza discreta.

Il moscato è un vitigno aromatico, vale a dire che i profumi del vino sono gli stessi presenti nel chicco d’uva ed i più avvertibili sono quelli della salvia, dei fiori bianchi, della camomilla, degli agrumi e del litchi che insieme formano quell’inconfondibile profumo che tutti abbiamo in mente. Il Moscato d’Asti viene prodotto facendo terminare la fermentazione una volta raggiunti circa i 5 gradi alcolici quindi è un vino leggero, moderatamente frizzante e con una naturale dolcezza - data dal fatto che il resto dello zucchero presente nel mosto non si è trasformato in alcol - da bersi molto giovane (possibilmente entro un anno).
 
In un’epoca dove i vini passiti, fortificati e strainvecchiati vanno di moda nessuno mi venga a dire che esiste qualcosa di meglio del Moscato d’Asti da abbinare ai dolci natalizi perché sarebbe in malafede. L’abbinamento funziona così: L’impasto del panettone (il pandoro non lo considero neanche) è strapieno di burro quindi è molto grasso e, quando lo azzanniamo, ci regala emozioni sublimi che però devono essere necessariamente contrastate con qualcosa che pulisca bocca dando freschezza e preparandoci al secondo morso poi al terzo e così via: niente di meglio delle bollicine e di quella delicata acidità che deve sempre esserci nei moscati fatti bene.

Nel panettone ci sono canditi e uvetta, dolci e profumati, quindi per analogia anche il vino deve avere, oltre alla dolcezza, una componente aromatica che, come ho spiegato prima, contraddistingue l’uva moscato. In ultima analisi però il vino “da panettone” non deve essere troppo intenso perché la poesia del dolce di Milano risiede nella delicata alchimia di lievitazione della pasta e nella fusione di tutti i suoi ingredienti che non devono essere in nessun modo “violentati”. Ecco! Ci sono moltissimi bravi produttori che producono questo nettare quindi non vi consiglio nessuno in particolare, l’unica cosa: dal momento che si possono trovare anche delle fregature, non acquistare moscati (e nessun altro vino) a prezzi stracciati. Che dire di più… armatevi di moscato e brindate alla vostra salute. Buon Natale!
Tag:  Moscato d'Asti, Panettone, Natale, Brindisi, Bollicine

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