Sua “Internazionalità” il Cabernet

Conosciamo meglio il vitigno più coltivato al mondo

di Massimo Marchesi

Pubblicato mercoledì, 11 maggio 2011

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Il Cabernet Sauvignon ed il suo più prossimo parente Cabernet Franc sono due vitigni di origine bordolese, in particolare delle zone Médoc e Graves, e senz'altro sono le varietà più rinomate al mondo per la produzione di vini di grande qualità e longevità. Vengono spesso usati in assemblaggio con il Merlot, uvaggio che ha preso il nome di “bordolese”.
In Italia ne esistono molte versioni, sia in purezza che con altri vitigni a bacca rossa e questo ha spesso fatto arrabbiare - non a torto a mio parere - i puristi dei vitigni autoctoni. Ma a prescindere da questo bisogna riconoscere che il Cabernet  ha grandi capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione, mantenendo le sue caratteristiche di riconoscibilità pur esprimendo perfettamente anche quelle del terroir.
 
Se vinificato con cura e selezione rigorosa quest’uva è in grado di produrre vini intensi già nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento. Grazie alla grande struttura di questo vitigno, si possono osare lunghe macerazioni e affinamento in legno, soprattutto rovere francese, che gli consentono di esprimere nel tempo un bouquet complesso e affascinante.
Ha foglia media, grappolo piccolo, oblungo, cilindro-piramidale e acino di dimensioni medie, quasi rotondo, con buccia molto resistente, blu molto scura con sfumature violacee.
L'epoca di maturazione è mediotardiva (prima metà di ottobre).

Le origini del Cabernet-Sauvignon non sono certe: alcuni studiosi lo ritengono originario dell'Epiro, ed il nome deriverebbe dal corrispondente guascone Carbonet; secondo altri il Cabernet Sauvignon sarebbe la vitis caburnica descritta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, e corrisponderebbe al vitigno (e vino) greco Kapnios.
Il nome Sauvignon deriva da una antica parola francese che significa “selvaggio” (sauvage). Tuttavia, test genetici effettuati nel 1996 presso il dipartimento di enologia e viticoltura dell’Università della California a Davis, hanno “sorprendentemente” dimostrato che il Cabernet Sauvignon è un incrocio tra il Cabernet Franc, vitigno a bacca rossa, e il Sauvignon blanc, vitigno a bacca bianca.
 
In Italia il cabernet è arrivato nell’ottocento ed ha trovato 2 patrie d’elezione: il triveneto e la Toscana. Nel primo caso il cabernet (insieme al merlot) è espressione di un vino popolare giovane con caratteristiche note vegetali. Mentre in toscana, soprattutto a partire dall’ultimo dopoguerra, ha dato vita a quei vini comunemente detti “Supertuscans” dei quali capostipite è il Sassicaia.  Il cabernet da vita a vini dal colore molto vivo e, spesso e volentieri, molto profondo che perdono di intensità e degradano verso l’aranciato molto lentamente. I principali descrittori olfattivi del cabernet Sauvignon e Franc sono fondamentalmente sentori erbacei e vegetali riconducibili al peperone verde (soprattutto per il Franc) e sentori molto puliti ed intensi di frutti a bacca nera, in particolare frutti di bosco.

Per non lasciar cadere nel nulla le quanto appena detto mi permetto di suggerivi due etichette proposte da milanovino.it.
1) Bolgheri Rosso DOC “Acciderba” 2006 del produttore Serni Fulvio Luigi, un riuscitissimo esempio di “Supertuscan”

2) COF Cabernet Franc del produttore Petrucco, un vino che definirei scolastico per quanto bene esprime le caratteristiche vegetali e fruttate del vitigno 3

Alla prossima

 
Tag:  Milanovino, Vino a domicilio, Cabernet Franc, Bolgheri Rosso

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