Valentina Di Camillo della Tenuta i Fauri

Una giovanissima “donna del vino” si racconta

di Massimo Marchesi

Pubblicato giovedì, 7 luglio 2011

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Come hai scelto e deciso che il vino sarebbe stata la tua professione? Come ti sei avvicinata a questo mondo?
La mia famiglia da anni si occupa di vino. Ed il mio è stato un naturale ritorno alla radici. Agli studi di Chimica Farmaceutica, sono seguiti quelli di Enologia e Viticoltura. Solo dopo che mi è stata offerta la possibilità di lavorare per una multinazionale farmaceutica, ho capito che non potevo separarmi dalla mia terra.

In cosa consiste il tuo lavoro?
Responsabile Commerciale, Marketing e Comunicazione

Quali problemi incontri nel tuo lavoro e quanto pensi che questi problemi possano dipendere dall’essere una donna? 
All’inizio del mio percorso, pensavo che essere donna fosse uno svantaggio insuperabile in un mondo sostanzialmente maschile, come quello vitivinicolo. A 5 anni di distanza, penso che gli unici problemi che incontro siano legati alla difficoltà di affermazione del marchio in mezzo a miliardi di case vinicole nel mondo, di comunicazione della qualità, come qualità intrinseca al prodotto…

Vi sono invece dei vantaggi nel tuo lavoro per il fatto di essere donna?
Essere donna oggi significa tante cose: significa essere determinate, caparbie, preparate, professionali, ambiziose, mantenendo però quelle caratteristiche che sono propriamente femminili: l’eleganza, la sensibilità, l’intuizione…. E riuscire a conciliare tutte queste qualità, fa dell’essere donna, un’arma in più!

Pensi che sia un mondo maschilista, o meglio sessista?
Se parliamo di vino, beh, quello è sicuramente un mondo caratterizzato dalla massiccia presenza di uomini. Ma dagli anni 80 in poi, l’ingresso delle donne è andato aumentando esponenzialmente. Ed ora ci sono delle bravissime enologhe, agronome impegnate in campo, giornaliste di spessore del settore enogastronomio, opinion leaders, responsabili commerciali che lavorano a fianco dei colleghi maschi senza discriminazioni.

Quale sono stati i tuoi punti di riferimento? Quali persone hanno contribuito sulla tua formazione personale e professionale?
Il mio punto di riferimento è stato e continua ad essere mio padre: vignaiolo schietto ed estroverso, che in maniera silenziosa e mai forzata, è riuscito a trasmettere a me e mio fratello (anche lui enologo ed impegnato in azienda), questa passione grandissima. La formazione universitaria poi mi ha sicuramente dato le basi tecniche e scientifiche che mi hanno preparata ad affrontare il lavoro in campo.

Negli ultimi anni la presenza di donne nel mondo del vino è aumenta notevolmente, cosa ne pensi al riguardo?
Sinceramente penso che un mondo lavorativo che riesca a conciliare professionalità maschili e femminili insieme, sia sicuramente più stimolante e bello. La capacità delle donne di adattarsi ai ruoli anche più duri (e penso al lavoro della campagna o quello della cantina) non è una caratteristica degli ultimi anni, ma è da sempre. La donna ha sempre partecipato a tutte le attività del mondo produttivo, ma non ha avuto mai il giusto riconoscimento, che invece oggi ha saputo conquistarsi.

Cosa ti affascina di questo mondo?
Del mio mondo? Tutto! Ma soprattutto quanto la natura, alla fine dei giochi, riesca comunque a dominare su ogni cosa. Si possono investire risorse economiche, umane e sociali, ma se un viticoltore non rispetta e non ascolta la natura, non sarà mai un bravo viticoltore. L’importante è non dimenticare mai da dove si arriva.

Cosa è il vino per te, che emozioni ti da?
Il vino è il frutto di tanti sacrifici e di un duro lavoro. Il vino mi appaga, mi ripaga e mi fa sentire orgogliosa di ciò che sono.

Secondo te, esiste un modo femminile di degustare il vino?
Sono sicura che ognuno di noi ha un modo di degustare il vino: attento, disinvolto, impegnato, disimpegnato, edonistico, meticoloso, allegro, sensibile…

Se ti dovessi definire un vino, che tipo di vino di sentiresti di essere?
Io sono il mio Cerasuolo. Forte come un vino rosso, ma delicato quanto uno bianco.
 
Qual è il tuo vino preferito e perché?
Amo i vini rosati, per la capacità che hanno di affrontare tutte le situazioni e di abbinarsi facilmente con qualsiasi pietanza. Carne o pesce che sia. Dolce o salata che sia.

 
Tag:  Valentina Di Camillo, Tenuta i Fauri, donne del vino, Cerasuolo

Commenti

06-09-2011 - 12:13:26 - adolfo dolci
sei eccezionale, sono orgoglioso di conoscerti. come vino, io aggiungerei, un ALBA ROSA frizzante! un bacio Adolfo
21-10-2012 - 19:06:25 - Eugenio
PerBacco!
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