Mille toni di grigio e di verde nel nuovo album di Julia Kent

Il seguito di Dealy conferma le spiccate abilità evocative della violoncellista

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Il suo primo album solista, Dealy, era (già dal titolo) incentrato su un tema curioso: gli aereoporti, tra cui i principali europei che avevano dato il titolo ad ogni brano contenuto nel disco. Una sorta di variante su quella ormai tradizionale 'musica da ascensore' che da anni va tanto di moda. Del resto tutta la carriera di Julia Kent si può considerare come una splendida variazione sul tema: difficile trovare altri violoncellisti che si lanciano nella composizione di musiche a cavallo tra la classica e la contemporanea, e che con coraggio e ottimi risultati dimostrano che il violoncello può rimanere un interessante strumento solista anche al di fuori dei canoni della musica della tradizione colta.

Green and Grey (Important Records, 2011) conferma questi risultati, mostrando un'autrice ancor più matura ed espressivamente libera. L'idea alla base dell'album di inediti le è venuta circa tre anni fa, influenzata anche da Anthony di Anthony and the Johnsons, con i quali stava appunto collaborando, e dal coinvolgimento del cantante nell'ambientalismo. Come da titolo, il disco si sviluppa sulla base dei contrasti: il grigio e il caos delle città da un lato, la pacatezza della natura dall'altro.

Lo splendido dualismo, che già si era rivelato nell'album di esordio, torna qui preponderante e permette a Julia Kent di mettere in luce le proprie doti non solo di compositrice ma anche di esecutrice, con opere che hanno l'ulteriore pregio di rivelare ogni faccia del violoncello: da una parte il carattere fortemente nostalgico, struggente, dalle spiccatissime proprietà evocative; dall'altra la potenza roboante del suono che pare provenire direttamente dal centro della terra.

Da Pleiades, introdotta da un rumoreggiare di cicale che immediatamente crea la dovuta atmosfera bucolica e che farà più volte ritorno nel corso dell'album, fino alla conclusiva Wake Low, i brani scivolano per la maggior parte lenti, riflessivi, capaci di guidare la contemplazione e trasportare in un mondo sì legato alla natura e alle costruzioni umane, ma tutto interiore, filtrato attraverso la mente e trasformato in suono. Accresce il carattere onirico il largo uso di loop ed effetti, soprattutto nelle composizioni dal carattere più vigoroso, come la coinvolgente A Spire, con i suoi quasi quattro minuti di pura tensione.

Con Green and grey Julia Kent dà vita ad un mondo reale, ma filtrato attraverso la soggettività di un'ottima artista. Un mondo che decisamente merita una visita.


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Tag:  Recensioni album, Musica strumentale, Green and Grey, Julia Kent, Delay

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