Seasons of my Soul, il brillante esordio di Sarah Joyce

La giovane cantante inglese Sarah Joyce, in arte Rumer, racconta le stagioni della sua anima

di Martina Pugno

Pubblicato sabato, 2 aprile 2011

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Il 2011 sembra l'anno delle rivelazioni canore al femminile: dopo Adele e Anna Calvi, un'altra cantante si prepara a conquistare l'Europa a suon di blues e soul. In Inghilterra, Sarah Joyce, in arte Rumer, si è già aggiudicata il disco di platino. In Italia il suo album, Seasons of my Soul, ha avuto un esordio un po' in sordina, ma sta piano piano conquistando anche gli appassionati di musica del Belpaese. Il grande pregio di Seasons of My Soul non sta solo nelle doti vocali della cantante, che mai si lascia andare a sfoggi e gorgheggi, ma anche nelle sonorità stesse dei brani, sempre curate, equilibrate e mai banali.

Non a caso anche il maestro indiscusso del genere, Burt Bacharach, ha espresso ammirazione per questa giovane esordiente. Forse tra i segreti del successo di Rumer c'è proprio il suo essere non solo interprete, ma partecipante attiva a tutte le fasi di creazione dei suoi brani, dalla composizione all'arrangiamento. Quale modo migliore per dare vita a canzoni cucite proprio su di sé? E non stupisce quindi se il risultato è un album dal sapore nostalgico e struggente, soprattutto una volta conosciuto il percorso artistico e di vita che ha portato alla nascita di Rumer e di Seasons of My Soul.

Di storie, in effetti, Sarah Joyce, ne ha da raccontare. Ultima di sette fratelli, Sarah nasce a Islamabad, in Pakistan, ma successivamente si trasferisce con la famiglia in Inghilterra, dove però incontra molte difficoltà ad abituarsi allo stile di vita occidentale. Sarà la musica ad aiutarla a superare questa difficoltà, così come le successive che le si presentano davanti. Tra queste la malattia e, in seguito, la morte della madre, che la convincono a lasciare la scuola e la band con la quale sta iniziando ad avere successo per starle vicino, andando a vivere in una roulotte affittata da un parco demolizioni.

E' proprio da un consiglio di lettura della madre che la cantante assume il nome d'arte di Rumer. Dopo una breve esperienza in una comune per ragazzi bisognosi, Rumer si trasferisce a Londra per fare qualsiasi tipo di lavoro saltuario che le permetta di mantenere la famiglia. Intanto, l'artista continua a trovare conforto nella musica e ad esibirsi nei locali, finché non la nota il compositore e autore televisivo Steve Brown, che la aiuta nella stesura di alcuni dei brani presenti in Seasons of my Soul, come Aretha e Am I Forgiven. Una storia che ha il sapore della fiaba. E non c'è da stupirsi, dunque, se Rumer, nelle cui musiche risuonano evidenti le influenze di Dusty Springfield e dei Carpenters, ha conquistato l'Europa con un album soul. Album che, a differenza di molte delle produzioni del genere che vengono continuamente pubblicate, affascina e coinvolge, rivelando tra le righe tutta la sofferenza, ma anche la forza, di questa talentuosa artista.


Ascolta alcuni brani di Rumer da You Tube:
Tag:  Recensione album, Rumer, Sarah Joyce, Seasons of my Soul

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