Ambrosini, un addio dolceamaro

Dopo quello di Paolo Maldini, anche l’addio al Milan di Massimo Ambrosini lascia a desiderare

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La gratititudine, questa sconosciuta…

Diciotto anni insieme, trofei in abbondanza, una fascia da capitano. Puff. Tutto finito. Puff. In sordina. Puff. Che delusione! Se l’addio da giocatore ai colori rossoneri di Paolo Maldini lasciò molto più che l’amaro in bocca a gran parte dei sostenitori del Milan, con una neanche troppo esigua fetta della tifoseria presente a San Siro a inveire contro la leggenda della difesa rossonera, quello di un altro capitano, Massimo Ambrosini, non è stato tanto più elegante.

Ho ancora negli occhi l’ultima partita del campionato 2011-2012. Ho viva e impressa nella mente l’immagine delle lacrime di uomini, prima ancor che professionisti, come Zambrotta e Van Bommel, non certo colonne del Milan ma comunque sorprendentemente emozionate, o di quelle di Inzaghi, tutt’altra storia, e contavo di riviverle, in tempi e modi differenti, per Ambrosini.

Perché il Milan è una famiglia, ci dicono. Perché non è solo calcio. Perché i legami restano. Solo parole? Il modus operandi della società di via Turati, nelle ultime stagioni, prevede il rinnovo annuale (con eccezioni discutibili e discusse) ed eventuale dei giocatori over 30, comunicato solo a fine campionato, a bocce ferme. Ma la decisione, che sia di conferma o separazione, io immagino venga presa prima, a bocce in movimento. E se per taluni calciatori il silenzio mi appare più giustificabile, per altri fatico a comprenderlo.

Dedicargli una standing ovation nell’ultima partita di campionato poteva essere un’idea. Ma è pur vero che il Milan, proprio in extremis, si giocava l’accesso ai preliminari della prossima Champions League. Si è preferito quindi non destabilizzare la squadra alla vigilia di un match tanto delicato (Siena ndr) che, peraltro, ha visto anche l’espulsione di Massimo Ambrosini. Roba da incubo se si pensa che quella sia stata la sua ultima apparizione ufficiale con la maglia rossonera. Ma decisione tutto sommato sensata considerata la posta in palio.

Però il capitano non è un giocatore qualunque. Non può essere trattato da giocatore qualunque. E il Milan non è una società qualunque. Le mie certezze, dunque, iniziano a vacillare…

Ho atteso la conferenza stampa di Massimo per capire se la mia fosse o meno un’impressione sbagliata, per accorgermi invece di non essere andata troppo lontana dalla verità. Un commosso Ambrosini ringrazia il club per i diciotto lunghi anni vissuti insieme, ma non trattiene un messaggio, che arriva forte e chiaro a destinazione. Lo fa tuttavia con stile, con educazione, con rispetto: “Ho 36 anni ed è giusto che il Milan abbia il diritto di prendere una decisione sul sottoscritto. Mi avrebbe fatto piacere, magari, se mi fosse stata comunicata con maggiore attenzione”.

Colpito e affondato.
Tag:  Massimo Ambrosini, Milan, ritiro, delusione

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