Conte, non era meglio tacere?

Antonio Conte a gamba tesa su Fabio Capello, reo di aver espresso un’opinione sul suo operato

di Valentina Resta

Pubblicato lunedi, 17 febbraio 2014

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“Sei un brutto antipatico!”, “E tu sei cattivo, non sono più tuo amico”.

Me la passate come querelle tra bambini dell’asilo? E se fossero due adulti i protagonisti me la passereste lo stesso? Forse no, eppure succede.

Mentre l’Italia degli sport invernali ci regala i sorrisi delle cinque medaglie (fin qui) ai Giochi Olimpici di Sochi, quella del pallone regredisce allo stato infantile una volta di più. A vincere la medaglia d’oro della regressione è, all’unanimità, Antonio Conte.

Torniamo indietro di una settimana. La Juventus viene bloccata sul pareggio dal Verona in pieno recupero. Conte decide, come atto punitivo, di negare ai suoi il giorno di riposo previsto.

L’attuale ct della nazionale russa Fabio Capello, nonché ex allenatore della Juventus, dichiara di non condividere la scelta di Conte e attribuisce al basso livello del campionato italiano le difficoltà incontrate dalla Vecchia Signora in Europa e lo strapotere della stessa in Italia.

Lo fa, potendo senza dubbio evitare di farlo, su questo siamo tutti d’accordo, ma lo fa come lo hanno fatto altri prima di lui, lo fa come i numeri stessi suggeriscono. Ricordiamoci sempre della posizione persa nel ranking e costata al nostro paese una squadra in meno in Champions League.

Del resto, che la Juventus in Italia non abbia ad oggi delle contendenti credibili e continue è un dato di fatto.

63 punti in 24 giornate sono tanti, anche per un’armata micidiale come quella bianconera, cui nessuno toglie alcun merito. Restando nell’ordine dei dati di fatto, come è innegabile la grande forza di questa Juventus, sul piano collettivo e su quello individuale, lo è altrettanto l’uscita di scena prematura delle storiche rivali del club torinese, quelle milanesi semplici comparse stagionali.

Se poi vogliamo raccontarcela e pensare realmente a Fiorentina, Napoli e persino Roma come eventuali e soprattutto credibili antagoniste facciamolo pure… finché i calcoli e la fantasia ce lo permetteranno.

Tornando alle scaramucce Conte-Capello, non si è fatta attendere la replica dell’attuale allenatore della Juventus alle critiche di Capello. L’occasione è il post partita di Juve-Chievo, vinta 3-1 dai bianconeri.

«Ognuno può dire quello che vuole, stranamente Capello viene a mettere il becco in casa di altri. Ha vinto due scudetti, ma nessuno si ricorda di cose emblematiche: io mi ricordo gli scudetti di Lippi e di Trapattoni, non ricordo la Juventus di Capello. Ci si ricorda solo perché quei due scudetti sono stati revocati. E poi Capello con quella armata che aveva a disposizione è uscito nei quarti di finale di Champions League. Io mi guarderei bene prima di dire delle fesserie».

Infantile, ma a mio avviso anche decisamente grave e offensiva l’uscita di Conte, non soltanto nei confronti del commissario tecnico della Russia, il cui palmarès da allenatore vale più di qualsiasi rimostranza, ma anche della società, della sua società, che quei titoli revocati li sente propri più che mai, conquistati sul campo, che tuttora fatica a cancellare l’onta di quegli anni e di quella Calciopoli che costò la retrocessione.

Saper vincere è importante tanto quanto saper perdere e su questo il buon Conte, da Capello e da molti altri, ha solo da imparare.

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». (Oscar Wilde)

Tag:  Fabio Capello, Antonio Conte, Juventus, Russia, scudetto, Champions League

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