Diciottesima sinfonia per il Milan, Gattuso la nota stonata

l focoso centrocampista rossonero si lascia andare a un coro contro Leonardo durante i festeggiamenti del diciottesimo scudetto del Milan

di Valentina Resta

Pubblicato lunedi, 9 maggio 2011

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E dopo sette interminabili anni il tricolore è arrivato. Lontano da una Milano che da settimane teneva in serbo bandiere e spumante, ma è arrivato. Il Milan è campione d’Italia per la diciottesima volta nella sua storia. Serviva un solo punto alla matematica consacrazione, e punto è stato.

E’ il campionato di tutti, di chi c’era, di chi c’è, di chi ci sarà. Giocatori, dirigenti, tutti al fischio finale si riversano sul verde prato dello stadio Olimpico di Roma per celebrare i nuovi campioni. Tante le immagini che resteranno nell’archivio della grande festa: l’abbraccio pubblico tra Alexandre Pato e Barbara Berlusconi, le risate incontenibili di Zlatan Ibrahimovic e il colpo in testa rifilato dallo svedese ad un Antonio Cassano in formato macchietta, i sorrisi di mister Allegri, le preghiere di Adriano Galliani… ma non solo…

Dopo annate di assoluto dominio a tinte neroazzurre, i ragazzi di Allegri interrompono una striscia che si trascinava da tanto, troppo tempo, per la gioia di un popolo tante volte deluso, e altrettante spettatore degli altrui successi. Peccato che a guastare la festa, seppur in maniera marginale, ci abbia pensato proprio uno dei leader indiscussi del Diavolo. Quell’Ivan Gennaro Gattuso vero aizzatore delle folle. Quel Ringhio che, in una stagione macchiata da una maxi squalifica in Champions League prima, e da un comportamento decisamente poco sportivo in occasione del derby di ritorno a Milano poi (insultò Leonardo dopo il primo gol di Pato per poi scusarsi pubblicamente, ndr) ne ha combinata un’altra.

Gli sfottò sono il pane del calcio, è indubbio. Per gran parte motivati, troppo spesso gratuiti. Ma finché rimangono prerogativa del tifoso tutto rientra nella norma. Quando, invece, a farsi promotore di canti e offese è un calciatore - e che calciatore! - il discorso cambia. Da diverse ore circola sul web un video che vede come protagonisti due giocatori del Milan, Gattuso e Abate, nel pieno dei festeggiamenti per lo scudetto vinto. Nelle immagini si scorge chiaramente il centrocampista calabrese, solo inizialmente accompagnato dal biondo difensore, intonare un coro, assieme ai tifosi, rivolto all’ex allenatore rossonero, nonché attuale tecnico dell’Inter, Leonardo.

“Uomo di m…Leonardo uomo di m…”, il ritornello azzardato dal focoso rossonero.Dal fattaccio la mia riflessione. Gattuso merita il perdono per questi motivi: 1)Ha sofferto la presenza del brasiliano sulla panchina del Milan lo scorso anno perché proprio con Leonardo Gattuso si è visto escluso dalla schiera dei titolari. 2) Ha semplicemente voluto sentirsi parte di un popolo, quello dei tifosi, che lo ha sempre venerato. 3) Si è lasciato andare ai festeggiamenti: è un uomo prima che essere un calciatore. Ringhio merita una punizione esemplare perché: 1) E’ un professionista e, in quanto tale, ha il sacrosanto dovere di misurare i propri comportamenti. 2) Il calcio è fatto di matrimoni e divorzi, e quello tra Leonardo e il Milan va accolto con rispetto. 3) In un calcio sempre più preda di eccessi e di atteggiamenti antisportivi, i calciatori dovrebbero dare per primi il buon esempio.

E voi cosa ne pensate? Gattuso, promosso o bocciato?


Guarda il VIDEO del "fattaccio" da You Tube


 
Tag:  Milan, scudetto, Stadio Olimpico, Gennaro Gattuso, Leonardo

Commenti

09-05-2011 - 19:03:24 - Paola
mi ha fatto tanto ridere Cassano! quanto a Gattuso, ha sbagliato, però visto che oggi tutti possono dire e fare quello che vogliono, se se l'è sentita ha fatto bene! forza milan campione
10-05-2011 - 02:55:31 - anonimo
BOCCIATO! ..
10-05-2011 - 09:23:18 - Ale
Promosso!
10-05-2011 - 13:28:57 - alessandro
La cosa più ridicola di tutte è che Gattuso è il tutor comportamentale di Cassano! Come dicevano i latini "Il ciuccio che chiamo asino il cavallo" Ringhio non fa altro che parlare parlare e parlare....tutte parole al vento. Che ometto insignificante
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