Guarin-Vucinic e la fumata bianco-nera

Si chiude con il NO di Erick Thohir (dopo un tira e molla tragi-comico) la telenovela per lo scambio del colombiano con il montenegrino

di Valentina Resta

Pubblicato mercoledì, 22 gennaio 2014

Rating: 5.0 Voti: 9
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Forse neanche Shonda Rhimes avrebbe potuto fare meglio. Per chi, al contrario mio, non soffre di dipendenza da serie tv rigorosamente Usa, Shonda è una sceneggiatrice, regista e produttrice cinematografica statunitense. Sua la mano che si cela dietro la creazione di grandi successi come Grey’s Anatomy e Scandal. Tornando a noi, nemmeno lei avrebbe potuto prevedere la tragi-commedia andata in scena a Milano tra lunedì e martedì.

Protagonista l’Inter del magnate Thohir, il salvatore della patria giunto dalla lontana Indonesia per riportare i nerazzurri sul tetto del mondo. L’uomo del destino, della speranza, nuova linfa per le casse del biscione, si pensava.

Si pensava, appunto. Errore di valutazione, forse. Strategia al momento incomprensibile, magari. Sta di fatto che Thohir le follie sul mercato non le sta affatto contemplando. Al contrario, il neo presidente nerazzurro è molto attento al portafoglio: prima si vende, poi si compra.

Posizione assolutamente comprensibile guardando al bilancio e al particolare momento storico. Posizione inaccettabile se letta dal tifoso interista che, con il passaggio di proprietà, sognava uno spendi e spandi che non solo non c’è stato, ma che, se tanto ci dà tanto, difficilmente ci sarà.

Ma se il popolo nerazzurro (e non solo) può, seppur a fatica, provare a comprendere e accettare l’inizio di una nuova era, fatta di risparmio e di investimenti mirati sui giovani, di certo non ci sta a farsi prendere in giro.

La società Inter è da sempre nell’occhio del ciclone. Fatta eccezione per l’era felice mourinhana, gran parte degli insuccessi nerazzurri del passato, sotto il governo Moratti, sono dettati da palesi limiti e incapacità manageriali, estese a tutte le aree societarie. E se prima l’accusato numero 1 era proprio Massimo Moratti, cui il tifo nerazzurro è riuscito a indirizzare sottili ma violente frecciate persino nel giorno del commiato, adesso con chi se la prenderanno i sostenitori dell’Inter?

Lunedì il dialogo Inter-Juventus, Fassone/Ausilio-Marotta/Paratici: si discute di uno scambio alla pari tra Fredy Guarin, gioiello del centrocampo nerazzurro, e Mirko Vucinic, attaccante trentunenne della Juventus, che sembra non rientrare più nei piani di Antonio Conte.

La fumata bianca è talmente immediata che i giocatori, entusiasti, svuotano gli armadietti e abbandonano i rispettivi gruppi pronti a sottoporsi alle visite mediche.

Anche su Twitter prove inconfutabili dell’imminente trasferimento dei calciatori (vedi il cinguettio di Tevez che accoglie in rosa un altro sudamericano – Guarin ndr) seminano il panico tra i tifosi dell’Inter, sconcertati dapprima, furiosi man mano che l’ufficialità va delineandosi.

Il primo pensiero di tutti, interisti e non, è che la dirigenza nerazzurra sia impazzita. Sui social network si scatena il finimondo. Come può Thohir anche solo pensare di cedere il miglior centrocampista (e forse anche il miglior giocatore in assoluto) in rosa proprio alla Juventus? Come si può chiudere un accordo tanto iniquo? Con tutto il rispetto per Vucinic, ammirato più in infermieria e in tribuna che in campo nei mesi passati, è lampante la fregatura.

Come minimo serve un conguaglio. Come minimo, ma anche no. Perché di bruciature innescate da improbabili scambi con Juventus e Milan l’Inter ne ha collezionate parecchie.

Perché la prima vera mossa sul mercato del magnate non può essere il rafforzamento di una delle due acerrime rivali dell’Inter. Non può e non deve. E se non ci arriva chi è pagato per arrivarci, ecco che subentrano i tifosi.

Ma quanto possono influire i tifosi su una trattativa ormai in dirittura d’arrivo? Se una società è seria e ha le idee chiare, non sarà certo la polemica di una curva a cambiare le carte in tavola. All’Inter sì. Ebbene sì. La Nord si oppone allo scambio, che viene congelato. Ma a questo punto i giocatori, Guarin in particolare, non ci stanno. Fredy ci vuole andare a Torino, a qualunque costo, incluso il non presentarsi agli allenamenti in caso di dietrofront.

E la trattativa riparte, siamo a martedì. Si parla per tutto il giorno, si discute per ore e ore finché, sul più bello, Erick Thohir decide di far definitivamente saltare tutto, per la gioia del popolo nerazzurro. E lo fa attraverso un comunicato ufficiale sul sito dell’Inter.

"FC Internazionale informa di aver deciso di non procedere nella trattativa con la Juventus per il trasferimento dei calciatori Fredy Guarin e Mirko Vucinic. Il Presidente Thohir, dopo essersi confrontato con il dott. Massimo Moratti, suo figlio Angelomario e con i dirigenti della Società, ha ritenuto che non sussistessero le condizioni, tecniche ed economiche, per il raggiungimento dell'accordo e ha già dato mandato ai responsabili dell'Area Tecnica di valutare altre opportunità di mercato, con l'obiettivo di rinforzare la squadra nel rispetto dei parametri economici imposti dal Financial Fair Play”.

A Torino, Madama Juventus non ci capisce più nulla e, attonita, risponde con un no comment allo sconcertante accaduto. 

“Juventus FC non commenta il comunicato dell'FC Internazionale. La società è concentrata sulla gara di coppa Italia TIM e procederà alla valutazione e alla spiegazione dello sconcertante accaduto”.

Tirando le somme, che figuraccia!
Tag:  Inter, Juventus, calciomercato, Fredy Guarin, Mirko Vucinic, Erick Thohir, Massimo Moratti

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni