Mou, Ibra, Eto’o: signori si nasce!

Mourinho, Ibrahimovic, Eto’o, quando l’umiltà non è di casa

di Valentina Resta

Pubblicato sabato, 9 aprile 2011

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Detesto l’arroganza e il vittimismo nella vita e, ancor più, nel lavoro. Non tollero il vociare losco e ripetitivo di chi non ha il coraggio di scegliere da che parte stare. Ma ancor di più odio l'ingratitudine di chi, dal basso della propria attaccabilità, si concede il lusso di giudicare l'altrui operato. Ed è per questo che, guardando allo sport, e in particolare al calcio, non mi viene facile nascondere una certa dose di insofferenza.

Non ridurrò la mia analisi alla più spicciola delle riflessioni, ricordando ai Paperoni del calcio quante vite occorrano a noi comuni mortali per guadagnare quel che loro ottengono con uno schiocco di dita, anche perché sono estremamente convinta che non si tratti solo di soldi. Ma prima di tutto di rispetto. Un rispetto di cui si perde traccia con tanta, troppa facilità. Basti pensare al rapporto sempre più conflittuale che intercorre tra chi sta sul palcoscenico e chi lavora a totale servizio dello spettacolo sportivo.

Porto in dote tre episodi emblematici. E il primo non può non riguardare colui che alla stampa ha dato, in assoluto, più filo da torcere: José Mourinho. Facciamo un passo indietro. 28 settembre, Champions League, vigilia di Auxerre-Real Madrid: un giornalista chiede all'allenatore dei merengues il perché della mancata convocazione di Pedro Léon per la sfida europea. La furia portoghese si abbatte sul malcapitato e la conferenza stampa si conclude repentinamente con l'uscita di scena dell'allenatore.

Secondo capitolo della saga. Il colorito scambio di opinioni tra l'attaccante del Milan Zlatan Ibrahimovic e l'ex tecnico, nonché opinionista tv, Arrigo Sacchi. 16 settembre 2010: lo sfondo è sempre la massima competizione continentale. Milan-Auxerre finisce 2-0 per i rossoneri. Decide lo svedese con una doppietta nel finale. Ci si aspetterebbe un clima disteso nel post-partita, e, invece, a macchiare la serata del Milan ci pensa proprio Ibra che, nel corso di un collegamento televisivo, invita Sacchi, icona del club di via Turati, a tacere con un asprissimo “Tu parli troppo”.

E veniamo al fatto più recente. 26 marzo 2011, qualificazioni alla Coppa d'Africa 2012: il Camerun di Samuel Eto'o viene sconfitto 1-0 dal Senegal. Un malcapitato giornalista si lascia andare a una critica alla nazionale camerunense e…apriti cielo! Il centravanti esplode in un impeto d'ira, con tanto di minacce, neanche molto velate, al suo interlocutore. "Ho intenzione di parlare al suo padrone perché non merita di lavorare per loro... Persone come lei non meritano di esistere".

Ora, di fronte alle tre reazioni citate, io mi/vi pongo un quesito molto banale: perché? Perché un giornalista non deve sentirsi libero di esprimere un’opinione, che sia di critica o di elogio, senza correre il rischio di incappare in un’immediata aggressione verbale? Perché un professionista profumatamente pagato non deve rispettare la professionalità di una componente imprescindibile dell’universo in cui ha scelto di lavorare? Io mi limito a un silenzio imbarazzato.

Il silenzio di una donna e di una giornalista cresciuta a pane e umiltà, quell'umiltà che tanto servirebbe a qualcun altro.


GUARDA I VIDEO SU YOU TUBE:

- Sfuriata di Etòo contro il giornalista (in francese)
http://www.youtube.com/watch?v=DHaInr0TcR0

- Lite Ibrahimovic/Sacchi (in italiano con sottotitoli in spagnolo)
- Litigio tra Mourinho e un giornalista (in spagnolo)




 
 

Guarding the invitations:

 

http://youtu.be/QB_8wkrUDno

 

A spire

 

http://youtu.be/HJrxUDXMz641

 

Tag:  Mourinho, Ibrahimovic, Eto’o, giornalisti, rispetto, calcio

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