Quando il silenzio vale oro

Deve esistere un'intimità nel dolore, che non è possibile violare

di Valentina Resta

Pubblicato giovedì, 19 aprile 2012

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"Disgustato dai funerali in diretta e in esclusiva", commentava a ragione sul proprio canale Twitter questa mattina Stefano, riferendosi alla cerimonia funebre di Piermario Morosini trasmessa in tv.
 
Nelle ultime ore mi sono chiesta più e più volte quale debba essere il confine oltre il quale un giornalista non dovrebbe spingersi. Pur premettendo, e ben sapendo, quanto sia difficile trovare i modi, le parole giuste - sempre che esistano - per raccontare la realtà nella sua spietatezza, deve esistere una colonna d'Ercole da non oltrepassare.
 
Sconcertata già sabato dal cinismo con cui diversi siti internet riportavano la notizia del malore prima, e della morte poi, di Gianmario Morosini, attraverso continui rimandi a video espliciti e irruenti che documentavano passo dopo passo il dramma di Pescara, sono rimasta spiacevolmente allibita dalla scelta di trasmettere i funerali in diretta televisiva.
 
Credo fermamente debba esistere un'intimità nel dolore, che non è possibile violare pubblicamente e costantemente. Non si può raccontare sempre tutto, il privato va in qualche modo salvaguardato.
 
"Curiosità morbosa", commentava Silvia poco fa nella consueta pausa caffè di redazione. E come darle torto? La telecamera riesce ad addentrarsi negli angoli più remoti, varcando territori proibiti, spesso sacri. E non è certo la prima volta.
 
Già lo scorso ottobre i funerali di Marco Simoncelli vennero trasmessi in diretta tv. Ma nel caso del Sic la decisione era parsa, forse, più naturale. E' vero, non dovrebbero esistere tragedie di serie A e di serie B. Ma entrare violentemente nel privato di chi non ha mai messo la propria vita in vetrina non mi sembra la scelta migliore.  
Un minuto di pensiero vale più di un’ora di parole.
Tag:  Piermario Morosini, funerali, diretta tv, curiosità morbosa

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