I Manetti bros. L'intervista

Ospiti di Mondo Rosa Shokking Antonio, Marco e... il Signor Wang

di Olivia Saccomandi

Pubblicato lunedi, 30 aprile 2012

Rating: 4.8 Voti: 12
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Buongiorno Marco e Antonio, innanzitutto grazie del vostro tempo e complimenti per il vostro ultimo film: L’arrivo di Wang. Come nasce questa pellicola? Vi siete ispirati a qualcosa in particolare?
E’ sempre difficile parlare della nascita di un’idea. E’ ovvio che ci sono tantissime ispirazioni. Dalla vita reale e da tantissimi film che abbiamo amato. Però Wang è un film molto anomalo e non ci siamo ispirati assolutamente a nulla in particolare. Ci andava di raccontare una storia minimale, piccola, ma che parlasse all’universo intero.
 
Con quali tecniche è stato creato il Signor Wang?
Wang è completamente costruito al computer. Come si dice, in CGI. Abbiamo girato con l’attore Li Yong sul set, di cui è poi rimasta la voce registrata in presa diretta. Quindi lui è stato cancellato e sopra è stato “disegnato” Wang. Si tratta di un lavoro incredibilmente faticoso, nel nostro caso durato più di un anno e realizzato dalla Palantir Digital. Il risultato per noi è sorprendente!
 
Il protagonista, Wang, disattende tutte le aspettative degli spettatori ed è proprio questa la sua forza, ma non credete che, al contempo, la sua storia possa veicolare un messaggio ambiguo, ovvero “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”?
No, non lo pensiamo. Non vorrei  spoilerare troppo, però ci tengo a dire che per noi, tutti e due i nostri protagonisti, sbagliano: Gaia che si fida troppo e Curti che non si fida affatto. Sbagliano perché prima di giudicare una persona, chiunque essa sia, sarebbe meglio conoscerla. Senza conoscere si giudica solo attraverso pregiudizi. Quindi più che altro il nostro film è contro il pregiudizio, da qualsiasi parte lo si applichi.
 
Non è la prima volta che affrontate il tema dell’accettazione sociale; in Zora la vampira il protagonista è il Conte Dracula che sbarca in Italia e viene considerato un clandestino, finendo così a vivere ai margini della società. In relazione a questo tema, cosa pensate dell’attuale situazione italiana?
Il termine accettare non ci piace particolarmente, perché implica un rapporto tra livelli diversi. Ma comunque vivere con qualcosa di estraneo è una delle cose più difficile per l’essere umano in genere. L’Italia è come qualsiasi paese del mondo di fronte a questi argomenti.
E’ un tema che sentiamo molto in quanto noi tendiamo a essere molto aperti verso qualsiasi cosa. Non generalizziamo mai. Però, a chi che la pensa come noi, consigliamo di stare attenti a non dire il falso per difendere un principio. Se è vero che le carceri italiane sono piene di stranieri, allora non lo si può negare. La negazione dell’ovvio alimenta il razzismo. Bisognerebbe invece chiedersi perché succede. Magari, analizzando il problema, si capirebbe che la causa risiede nel fatto che non diamo alcuna possibilità a molti esseri umani, li giudichiamo per la loro provenienza e li isoliamo. E così, spesso, si finisce per toglier loro il diritto a vivere onestamente.
 
Affrontando sempre problemi molto attuali, preferite spesso l’uso di metafore e dell’ironia piuttosto che seguire il filone realista. Come mai questa scelta?
Non è vero che non seguiamo il realismo. Lo seguiamo anche troppo, a volte. Mi spiego: il cinema italiano spesso racconta storie realistiche ma vissute da protagonisti che non esistono, sopra le righe, perfino grotteschi. Noi invece cerchiamo sempre di raccontare persone esistenti, siamo quasi ossessivi nella ricerca della verità. La differenza è che immergiamo queste persone reali in una storia di fantasia. Come reagirebbe la persona normale, il vicino di casa, il giornalaio, la parrucchiera a qualcosa di particolarmente inaspettato? I nostri film nascono quasi sempre da un’idea del genere. Wang parla proprio di questo: una ragazza qualunque che fa l’interprete si ritrova a tradurre un alieno. Come reagisce? E qui subentra l’ironia. La vita è piena di stranezze che sono ridicole e fanno ridere, anche in situazioni a volte drammatiche. A noi capita spesso, quindi mettiamo tutto questo anche nei film.
 
La vostra carriera vanta una lunga lista di lavori, anche molto differenti tra loro, dai videoclip alle fiction fino al cinema. Qual è, secondo voi, il mezzo con cui riuscite a esprimere al meglio la vostra arte? E quali sono i vantaggi di lavorare in televisione rispetto che al cinema, e viceversa?
Ci piace raccontare e farlo attraverso le immagini. Che sia tv, cinema o altro non ci importa. Ci mettiamo sempre tantissima fatica e entusiasmo. L’unica differenza è che, siccome nel cinema abbiamo scelto la strada dell’autoproduzione, in questo momento avremmo budget più alti per la televisione. Ma vedendo i risultati di molti film hollywoodiani costosissimi ci viene anche il dubbio che spesso il budget non sia sinonimo di qualità cinematografica.

Che progetti avete in cantiere per il prossimo futuro?
Abbiamo già girato e montato il nostro prossimo film. Si chiama “L’ombra dell’orco” ed è un  horror vero, carico di mistero e tensione, dove abbiamo sperimentato le riprese in 3D stereoscopico. Siamo molto contenti del film e del risultato del 3D. Dovrebbe uscire a Giugno. Vediamo…
Tag:  Mr. Wang, Manetti Bros., thriller, agente Curti, Ennio Fantastichini, interrogatorio, scontro morale, pregiudizi, umanità, Festival del Cinema di Venezia

Commenti

01-05-2012 - 17:14:40 - anonimo
Grandissimi Manetti Bros :-)))
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