La morte alza l’audience

Le trasmissioni che giocano con la morte e la tortura hanno ispirato un interessante documentario/esperimento francese

di Elena Maria Manzini

Pubblicato giovedì, 29 luglio 2010

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Se non si ha il quadro completo e’ veramente difficile rendersi conto di quanto i network televisivi sfruttino la morbosità degli spettatori per alzare l’audience. Per una volta si può sottolineare che questa tendenza è molto più marcata fuori dall’Italia dove i reality show preferiscono ancora puntare sulle litigate furiose e le piccanti manomorte. In Giappone, invece, sono anni che il pubblico si gode raccapriccianti torture come se fossero il gioco più divertente del mondo: per superare certi TV show i concorrenti devono restare il più a lungo possibile in una vasca di acqua bollente o ingoiare palline infuocate. Per non parlare dell’Inghilterra dove una delle trasmissioni più seguite è “Anatomy” durante la quale degli anatomopatologi squartano cadaveri appesi a dei ganci di fronte ad un pubblico tra l’affascinato e il disgustato. Proprio nel Regno Unito Channel 4 ha addirittura deciso di mostrare uno dei suoi conduttori giocare alla roulette russa con una vera pallottola, quando la commissione delle comunicazioni ha chiesto di cancellare il programma, l’unica concessione del network e’ stata di aggiungere una differita di 4 secondi per impedire la possibilità che si vedesse un cervello esplodere in diretta: e’ stata la trasmissione più vista nella storia dell’Inghilterra!

Un documentarista francese, Christoph Nick, ha voluto indagare il potere della televisione sulla mente umana e l’accettazione da parte del pubblico di assistere ad orrende torture come parte del “gioco”. A marzo 2010 è andato in onda su France 2 “Le Jeu du Mort-La Zone Extreme” (mostrato anche da La7 il 9 di luglio) nel quale si mostrano i risultati di un famoso esperimento scientifico americano rielaborato da un gruppo di sociologi francesi: 80 concorrenti di un finto gioco televisivo, per il quale non vinceranno alcuna somma di denaro, devono leggere una serie domande e ad ogni errore devono infliggere una scarica elettrica in progressivo aumento dai 20 ai 460 volt. Nessuno di loro sa che la persona che risponde alle domande è in realtà un attore e che le sue urla di dolore, svenimenti e richieste di aiuto sono simulati: l’80% dei partecipanti all’esperimento, con l’incitamento del pubblico e le secche esortazioni della bella presentatrice, è arrivato alla fine del gioco e ha inflitto una scarica di 460 volt bastante ad uccidere una persona. Solo 16 su 80 si sono ribellati all’autorità della conduttrice e della televisione rifiutandosi di continuare il gioco.

L’esperimento americano al quale si sono rifatti, condotto appena dopo la seconda guerra mondiale, cercava di dimostrare se l’autorità potesse veramente trasformare la persona in un “soggetto agente” costringendola ad infliggere orrende torture e i risultati furono inquietanti anche in quel caso. “Le Jeu du Mort” non vuole di certo allineare il potere televisivo a quello nazista, ma ha lo scopo di dimostrare quanto la nostra mente sia abituata dalla TV alla violenza e quanto le luci e le telecamere puntate sulla nostra faccia ci impediscano di “pensare” che infliggere scariche elettriche come punizione per una risposta sbagliata in un gioco televisivo sia assolutamente inconcepibile.
Tag:  Le Jeu du Mort, esperimento, Reality Show, Giappone, Channel 4

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