Le donne maltrattate vivono Al Buio-Into the Gloom

Intervista a Giacomo Arrigoni, sceneggiatore regista di un toccante cortometraggio che racconta la violenza domestica

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In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne la prestigiosa rivista Marie Claire ha deciso di mostrare sul proprio sito internet il cortometraggio “Al Buio-Into the Gloom” che ha vinto menzioni speciali in numerosi festival, tra cui spicca la kermesse milanese “I’ve Seen Films” creata da Rutger Hauer. Questo perché con sensibilità e intelligenza ha il potere di farci capire cosa prova una donna imprigionata in una favola tramutatasi in incubo. Interpretato dalla convincente Francesca Faiella e da Roberto Bocchi nel ruolo del marito-lupo/cattivo il corto e’ stato scritto e diretto da Giacomo Arrigoni.
 
La tua idea di associare una favola ad un’esperienza di violenza domestica e’ molto efficace. Come hai avuto l’ispirazione per scrivere “Al Buio - Into the Gloom”?
Tutto è nato dall’idea di ancorare la violenza subita da una donna (una situazione vissuta purtroppo da molte persone, ma non da tutte) ad un’esperienza comune che fosse già parte dell’immaginario collettivo allo scopo di coinvolgere direttamente lo spettatore. Ho scelto la storia di Cappuccetto Rosso perché si è ormai radicata nel nostro bagaglio di incubi e visioni al punto di essere diventata un archetipo. Inoltre ho una particolare predilezione per quelle forme narrative che permettono incursioni al di là della realtà per parlare di problemi reali o per esprimere stati d’animo in maniera forte e originale. La favola è la lente perfetta per guardare il mondo da una prospettiva diversa.
 
“Al Buio - Into the Gloom” ha fatto il giro del mondo partecipando a diversi festival. Quale proiezione ti ha emozionato di più?
Sicuramente quella dell’I’Ve Seen Films – International Film Festival allo Spazio Oberdan di Milano: in parte per la splendida cornice e l’altissima qualità della proiezione, in parte per l’abbraccio di folla di amici e parenti che hanno partecipato in massa. Era anche la prima volta che un mio corto veniva proiettato nella mia città. È stata un’emozione grandissima. E poi, dulcis in fundo, l’abbraccio del leggendario Rutger Hauer… una serata memorabile!
 
Come avete lavorato con gli attori (Francesca Faiella e Roberto Bocchi) per esprimere al meglio l’atmosfera del vostro corto in soli 4 minuti?
È stata una sfida. Abbiamo focalizzato la nostra attenzione sui dettagli e sull’essenzialità. Al cinema molto spesso quello che non vedi ma che puoi immaginare colpisce di più di quello che è palesemente mostrato e questo è il principio che cerco sempre di seguire in ogni progetto e che sta anche alla base di “Al Buio”: ogni piccolo particolare è come la punta di un iceberg e tutto quello che resta invisibile stimola l’immaginazione e accresce il coinvolgimento di chi guarda.
 
Tu sei sceneggiatore e regista, quale delle due anime prevale in te?
Tra le due prevale per istinto e spontaneità quella dello sceneggiatore, ma solo perchè scrivere è da sempre la mia forma di espressione più immediata e naturale. L’anima del regista “supervisiona” e conduce quella dello scrittore, guidando ogni scelta della penna verso quella “scrittura visiva” indispensabile per fare cinema e che serve poi per tradurre le parole in immagini.
 
Tutti i cortometraggi che hai scritto e diretto hanno ottenuto il plauso della critica ai festival internazionali. A quando il tuo primo lungo?
A breve, spero. Ho in cantiere ancora un corto incentrato sul delicato tema della cura del tumore al seno, mentre i progetti di lungo a cui sto lavorando sono tanti: un thriller con una produttrice di New York e un altro con un producer di Los Angeles, una commedia romantica con una casa di produzione di Budapest e infine un poliziesco al limite del fantastico ambientato a Venezia e che vorrei fosse il mio primo film italiano.
 
Quale artista (o persona a te vicina) ti ha ispirato di più?
Inizialmente mi sono lasciato ispirare molto dai film di Fellini, Spielberg e Burton. Poi ho capito che è necessario seguire una propria strada, lasciare che nel tempo l’esperienza definisca da sé quello che poi da fuori viene identificato come uno “stile personale”. Ho cercato di assorbire il più possibile da tutti gli artisti con cui ho avuto la possibilità di lavorare, in particolare dalla recente esperienza sul set di Giuseppe Tornatore.
 
Ora alcune domande RosaShokking
Tre aggettivi per definirti.
Ostinato, ottimista, fiducioso
 
Preferisci lavorare con uomini o con donne?
Non ho preferenze
 
Impiego fisso o freelance?
Freelance
 
La città ideale dove fare cinema.
New York
 
Svelaci un tuo segreto.
Nei grandi eventi, nei momenti cruciali e sul set non mi separo mai da un piccolo ciondolo portafortuna che mi segue da molti anni.
 
Svelaci un’esperienza imbarazzante che ti è capitata su un set.
Nessuna esperienza imbarazzante. Ricordo una situazione particolarmente delicata capitata in mezzo a un bosco: un’attrice importante pronta a commuoversi per la scena, l’ultimo raggio di sole da cogliere al volo e due membri della troupe che iniziano improvvisamente a litigare tra loro…
 
Un consiglio per i nostri lettori che volessero intraprendere la tua carriera.
Tentare, sbagliare, rischiare, e crearsi sempre nuove occasioni. Inventiva e coraggio.
 
 
Tag:  Al Buio, Giacomo Arrigoni, Roberto Bocchi, Francesca Faiella, violenza domestica

Commenti

25-11-2010 - 08:49:00 - Charlie
Io ho avuto modo di vedere il corto quest'estate e devo ammettere che è davvero impressionante e, soprattutto fatto molto bene, perchè senza mostrare l'atto rende perfettamente l'idea di quanto sia devastante per una donna subire violenza all'interno delle mura domestiche..
Di' la tua


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