Street Food Siciliano

Tutto il meglio delle specialità “di strada” da provare durante un viaggio in Sicilia

di Francesca Gamba

Pubblicato mercoledì, 19 febbraio 2020

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La cucina siciliana è un'arte complessa, una fusion di tradizioni e innovazioni derivanti da tutte le culture che hanno abitato l'isola nel corso dei millenni.

I piatti di questa terra non potrebbero essere gli stessi se la Sicilia non si trovasse esattamente dov'è, ossia al centro del Mediterraneo, baciata da un sole e da un clima che permettono all'agricoltura di far sbocciare proprio lì i propri fiori all'occhiello. Un altro dei fattori chiave di questo patrimonio in tavola è la memoria. I siciliani sono legati ai sapori del mare e della terra e vogliono conservarli esattamente come gli sono stati consegnati dalle generazioni precedenti, senza alterazioni, tradimenti e omologazioni. I cibi e le pietanze trinacrie hanno assimilato il meglio di ogni passaggio etnico, ponendosi oggi come una delle gastronomie più ricche al mondo e rendendo unitaria, sotto il segno della forchetta, una terra così vasta e ricca di province.

Un argomento che mi sta particolarmente a cuore è quello legato al cibo di strada, o street food, che dir si voglia. La Sicilia "da passeggio", del "manciari di strada", è quella degli arancini (o arancine, per accontentare tutti), del pani ca' meusa (panino con la milza), del pane cunzato, della stigghiola (frattaglie condite), dello sfincione, del pane e panelle (un panino farcito con frittelle di ceci), della scaccia (una focaccia ripiena tipica di Modica) e infine di loro, i celeberrimi cannoli.
Ma diamo un'occhiata un po' più da vicino a queste specialità...

Il re dello street food siciliano non può che essere lui/lei, l'arancin@. In giro per l'isola esistono decine di versioni, dalla forma tonda o con la punta a cono. C'è chi preferisce il classico timballo di riso con ragù, piselli e caciocavallo, chi invece apprezza la versione mozzarella e prosciutto, oppure alla parmigiana o con i pistacchi... quello che conta è che sia panato, fritto e bello caldo!

Un'altra specialità, ancora più semplice, è il pane e panelle. Le panelle si ottengono attraverso un impasto ricavato a partire da farina di ceci e acqua che, una volta steso molto sottile e cotto, diventa un ottimo ripieno per dei gustosi panini, leggeri ed economici. Agli stomaci più coraggiosi e ai palati più forti, invece, è riservato il pane ca meusa, uno dei piatti più amati dai palermitani. La meusa altro non è che la milza che, fritta nello strutto insieme al polmone di vitello, viene servita all'interno di un morbido panino (vastedda). Questa versione, chiamata "schetta", rappresenta la variante più light, mentre la versione "maritata", prevede l'aggiunta di caciocavallo o ricotta fresca. Sempre nella zona di Palermo, non potete non trovare il famoso sfincione: una soffice "pizza" condita con sugo di cipolle, caciocavallo e acciughe. La tradizione vuole che questo lievitato sia stato inventato dalle suore del Convento di San Vito e che ancora oggi, per gustarne la versione più autentica possibile, ci si debba recare nei pressi di Porta Sant'Agata. Tornando a piatti molto poveri (ma dal sapore molto, molto ricco), bisogna citare u pani cunzatu ossia pane fresco condito con ingredienti facilmente reperibili (ma di ottima qualità), quali olio extravergine di oliva, pomodoro, origano, acciughe e primo sale siciliano.

Infine, immancabili, i dolci. L'iris è una soffice ciambella senza buco, fritta e ripiena di ricotta zuccherata e gocce di cioccolato. Il suo nome deriva dall'opera Iris di Mascagni la quale, durante una messa in scena al teatro massimo di Palermo, nel 1901, è stata celebrata con la creazione di questo dolce da parte del pasticcere Antonino Lo Verso mentre, ancora più celebre e rinomato in tutto il mondo, ecco il cannolo siciliano. Il suo aspetto, il suo sapore ed il profumo particolare che sprigionano appena li si avvicina alla bocca, li conosciamo un po' tutti.

Ciò che non tutti sanno è che il mito che riguarda la nascita del dolce più famoso di Sicilia si colloca al confine tra sacro e profano. La leggenda presenta due versioni contrastanti: c'è chi sostiene che il cannolo sia nato per opera delle concubine dell'harem di "Kalt El Nissa" - in onore del sultano saraceno che abitava l'isola ai tempi della dominazione araba - e chi, invece, pensa sia la creazione culinaria di un gruppo di monache nissene le quali, in vista del carnevale, ebbero l'idea di preparare un dolce formato da un involucro croccante ripieno di ricotta zuccherata e granella di mandorle.
Tag:  Street food, Sicilia, cibo di strada, specialità culinarie, specialità siciliane

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