Conciliazione in ambito sanitario

Durante la degenza in ospedale del mio anziano suocero, gli è stato asportato un nodulo che avrebbe dovuto essere esaminato per verificare la presenza di un tumore. L’ospedale ha perso il nodulo e non è stato possibile procedere all’esame. (Continua..)

di Alessandra Grassi

Pubblicato venerdì, 6 agosto 2010

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DOMANDA: Durante la degenza in ospedale del mio anziano suocero, gli è stato asportato un nodulo che avrebbe dovuto essere esaminato per verificare la presenza di un tumore. L’ospedale ha perso il nodulo e non è stato possibile procedere all’esame. Ritengo che mio suocero abbia avuto un grosso danno da questa manchevolezza dell’ospedale, ma non so quantificarlo e mi rendo conto che la strada della giustizia ordinaria sarebbe troppo lunga. Esiste una possibilità di conciliare? 


Come ho segnalato altre volte, la conciliazione è sempre più attuale e utilizzata in vari ambiti. Il noto decreto legislativo attuativo della legge n. 69/2009, prevede che, in materia sanitaria, il tentativo di conciliazione sia causa di procedibilità per l’attivazione della tutela giudiziale.
In sostanza la mediazione diventa obbligatoria.

L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che tutte le liti finiscano in tribunale.

Nell’ultimo periodo, c’è stato un incremento dei casi portati avanti ai giudici di c.d. male practice. Le statistiche indicano 30.000 cause contro la sanità.

Ad esempio danni causati da un errore nella diagnosi o nella terapia, ovvero dall’omessa o irregolare informazione dove obbligatoria per legge.
La responsabilità professionale dei medici è certamente aumentata per svariati motivi: il mutato rapporto con i pazienti, i rischi delle nuove tecnologie, i rapporti tra gli stessi professionisti, i nuovo modelli ospedalieri aziendali.
Ma, oltre alla responsabilità del medico della struttura ospedaliera, vi può essere una responsabilità per danni causati dalla gestione della struttura stessa ( ad esempio il c.d. servizio di ricovero)

La situazione ha delle importanti conseguenze. Sotto il profilo dei medici si è rilevata una rinuncia alle specializzazioni: si fatica a trovare rianimatori, anestesisti, ortopedici e i concorsi sono deserti; ci sono poi medici che querelano i pazienti.
Sotto il profilo delle assicurazioni mediche: aumentano i primi, le franchigie sono più alte…insomma ai medici costa di più assicurarsi.

Cosa ci aspetta per il futuro? Ci sono vari disegni di legge per depenalizzare alcuni reati se avvengono in strutture sanitarie ( in particolare quelli previsti dall’art. 589 e 590 c.p.)

Mi viene chiesto se si possono concretamente applicare i principi di mediazione in materia sanitaria?
Posto che ci sono degli innegabili vantaggi a mediare queste controversie, tra cui soprattutto la riservatezza sia per il medico sia per il paziente, a me rimane una perplessità derivante dalla necessità dell’accertamento della responsabilità. E’ necessaria comunque una valutazione tecnica che stabilisca il nesso di causalità tra fatto omissivo/errato e l’evento dannoso.
Ma, una volta accertata la sussistenza o meno della responsabilità, a mio parere inevitabilmente si porrà una parte più forte dell’altra quando invece, in conciliazione non si dovrebbe ricercare il torto o la ragione, ma una prospettiva di soluzione futura a prescindere dal torto o dalla ragione.

Si tenga comunque presente che molte strutture ospedaliere, in tutta Italia, si sono dotate di un sistema interno di conciliazione, pertanto, è bene informarsi presso le strutture stesse oppure presso i Tribunali del malato presenti in diverse città.

 


Tag:  conciliazione, sanità, responsabilità professionale dei medici, valutazione tecinica, Tribunali del malato

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