Perchè conciliare? L'altra faccia delle giustizia

MRS da oggi avrà tra i suoi esperti una nuova figura professionale pronta a fornire i propri consigli ai lettori: il conciliatore. Prima di entrare nel merito di questioni specifiche, la nostra esperta Alessandra Grassi ci spiega cos'è la conciliazione e in cosa consiste la sua professione, un ruolo di mediazione legale e sociale di grande attualità ed efficacia

di Alessandra Grassi

Pubblicato sabato, 5 giugno 2010

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La giustizia ha sempre avuto due volti: uno autoritario e uno consensuale.
Per consuetudine, siamo stati abituati a gestire le nostre controversie seguendo le “vie legali”, risolvendo il conflitto con l’affannosa ricerca della nostra ragione e del torto altrui nelle sedi dei tribunali. Tale cultura ci ha quindi spinto a considerare la soluzione del conflitto come ottenimento della vittoria sulla controparte, allontanandoci definitivamente da quest’ultima.
In un momento di forte crisi della giustizia tradizionale, è necessario più che mai promuovere una cultura che si basi sull’altro volto della giustizia. Risolvere le controversie negoziando con la controparte alla presenza di un terzo è una grande opportunità per giungere ad una soluzione più soddisfacente, salvaguardando la relazione tra le parti con l’auspicio di un miglioramento per il futuro.

Bisogna però specificare che il conciliatore non è un giudice o un arbitro, non decide chi ha ragione o chi ha torto. E' appunto un terzo imparziale che aiuta le parti in conflitto, attraverso specifiche tecniche di comunicazione e mediazione, a trovare da sé la soluzione più soddisfacente per entrambi.

A oggi tutte le controversie possono essere risolte con il metodo conciliativo.
Ci sono diverse disposizioni che prevedono l’utilizzo del metodo conciliativo in diverse materie. Ad esempio si possono risolvere le problematiche in ambito turistico (casi di danni da vacanza rovinata), in ambito delle comunicazioni ( questioni con gli operatori telefonici di ogni genere, dai mancati pagamenti ai disservizi), tra aziende ( per forniture sbagliate), in ambito bancario (relativamente alla mancanza di informazioni, trasparenza…), nei trasporti ( ritardi che hanno causato disagi).
La lista sarebbe lunga..

La conciliazione può avvenire presso le camere di commercio e le istituzioni riconosciute dal Ministero della Giustizia ed è appena entrata nel nostro sistema giuridico grazie al decreto legislativo n. 28 del 2010, determinando casi in cui il tentativo di conciliazione è obbligatorio, per poi eventualmente accedere alla giustizia tradizionale nel caso non abbia un esito positivo.

Mi permetto infine di sottolineare l'importanza di insegnare ai nostri figli a conciliare. Infatti sono loro che rappresentano il futuro e risolvere i propri conflitti attraverso il metodo conciliativo li aiuterà a vivere in maniera più felice e pacifica.
Gli insegnanti e gli educatori in generale sono spesso posti di fronte alla necessità di risolvere conflitti tra studenti.
I genitori, allo stesso modo, si trovano coinvolti nei litigi tra fratelli, tra i propri figli e compagni di scuola, e non è così semplice assumere una posizione. Apprendendo le tecniche della mediazione e di risoluzione positiva dei conflitti i ragazzi possono risolvere le dispute senza arrivare alla violenza e senza il coinvolgimento diretto degli adulti.

 


Tag:  Conciliare, giustizia, decreto legge 28 del 2010, conflitto, terzo imparziale

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