Affidamento condiviso

Ho saputo che in questi ultimi anni, a fronte di una separazione dei genitori, si è passati dal regime dell'affidamento esclusivo del minore a quello dell'affidamento condiviso. Potrei sapere quali sono le principali novità apportate da questo nuovo regime?

di Carolina Toia

Pubblicato mercoledì, 3 novembre 2010

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Sino a pochi anni fa si riteneva opportuno che, verificatasi la crisi e dunque la frantumazione della coppia, uno solo dei genitori continuasse, nella sua pienezza, il rapporto genitoriale, relegando  l’altro ad una funzione meramente episodica, di controllo esterno dell’operato del primo.
 
Con la legge 54/06, recante “nuove disposizioni in materia di separazione e affidamento condiviso dei figli”, quest’impostazione è stata superata. La legge infatti si fa carico della sofferenza di un notevole numero di persone passate attraverso la vicenda separativa.  Realizzarla significa, da un lato, chiedere ai genitori un grande sforzo di comprensione della necessità di separare i conflitti personali dalle questioni che riguardano i figli, ma richiede agli operatori del diritto uno sforzo ugualmente impegnativo perché il tempo e l’attenzione da dedicare alle cause di separazione è ben maggiore rispetto al passato.
L’art. 155 c.c. ha finalmente codificato il concetto di “interesse del minore”, qualificandolo come il “diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con ascendenti e discendenti di ciascun ramo genitoriale”.
 
E’ sempre l’art. 155 comma 2 c.c. a prevedere che il giudice della separazione dovrà prioritariamente valutare la possibilità che i minori restino affidati ad entrambi i genitori e, ove tale possibilità sussista, deve disporre l’affidamento condiviso.
 
Il provvedimento del giudice deve generalmente indicare presso quale genitore il minore avrà il proprio prevalente domicilio, e come criterio di scelta deve tenersi conto, unitamente ad ogni altra circostanza rilevante, di quale sia il genitore in grado di garantire, in misura maggiore, il “libero accesso” del minore ad entrambi.
 
Prima della riforma il giudice doveva stabilire tempi e modalità di presenza del figlio con il genitore non affidatario. Attualmente questa determinazione è dovuta per entrambi i genitori. La lettera della legge, infatti, recita: “il giudice determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore”: il precetto è espressione della par condicio che la novella ha realizzato. La posizione del padre e della madre è paritaria: entrambi restano genitori del minore, con ogni connesso dovere e facoltà, e devono entrambi ricorrere al giudice per vedere regolamentati tempi e modi dell’esplicazione di essi, in rapporto al figlio.
Il giudice deve inoltre fissare la misura ed il modo con cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, alla cura ed all’istruzione dei figli. E’ da precisare che la legge sull’affido condiviso valorizza in notevole misura gli accordi tra le parti: i genitori, infatti, sono le persone più idonee a decidere di quali provvedimenti possano meglio realizzare l’interesse ed il benessere dei figli: il giudice deve “prendere atto” di tali accordi, se non contrari all’interesse dei figli.
 
Alla regola sull’affidamento condiviso può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore: perché possa derogarsi alla regola occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una condizione di sua manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come, ad esempio, nel caso di un’obiettiva lontananza del genitore dal figlio o di un suo sostanziale disinteresse per le complesse esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore).
 
Concludo con una riflessione: mentre in passato si riteneva che, con la separazione dei genitori, il minore fosse costretto a “perdere” uno di essi e ci si rassegnava a questa logica, con la rivoluzione copernicana operata dalla l. 54/06 si è dunque precisato che questo non è indispensabile, e nemmeno necessario, e che la legge non deve in alcun modo avallare tale situazione.
 

Tag:  Separazione, affidamento condiviso, minore, accordo tra le parti, rapporto genitoriale

Commenti

07-02-2011 - 10:01:01 - maria rita
SEPARAZIONE CONSENSUALE apparente.....7 anni di matrimonio...ma perchè , nel mio caso, il papà si rende conto dopo la separazione che i figli esistono? si possono avere dubbi sulla piena responsabilità di lui una volta affidatigli secondo "par condicio"?i bimbi hanno 3 e 6 anni e la sua continua assenza voluta fanno si che quest'ultimi nn vogliono rimaner a dormir col padre. Di conseguenza il mio attegiamento, sicuramente errato, mi porta al punto di farmi odiare dai bimbi per far si che vadino col papà.Da premettere che io ho chiesto 3 volte a sett. gli incontri + un sabato e domenica a dormior da lui e 15 giorni in estate...controrisposta: lui vuole tutte le domeniche e soli 10 giorni estivi...Si può pretendere che i bimbi ci vadano cmq anche se contro la loro volontà?...secondo me si dovrebbero abituar pian piano i bimbi affichè nn subiscano una violenza psicologica..qst è anche strumentalizzare i figli , giusto? ma vallo a far capir a lui ...e inoltre, ripeto io nn li affido con tanta sicurezza a lui perchè soffre anche di una depressione tale da aver il 50% d'invalidità...aggiungo che gli ultimi 3 anni gli ho dato la possibilità di reinstaurare il rapporto matrimoniale...niente ho ricavato solo la sua ennesima fuga vera e propria da casa.....
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